
Ecco
fatto ! Un altro pezzo di mondo è visto. Chi l’avrebbe
mai detto qualche anno fa che sarei andata in Russia, un paese che credevo
così lontano, così diverso con una storia che in realtà non conoscevo
o conoscevo assai poco e solo per luoghi comuni
o per mezzo di film come Guerra
e pace, Dott. Zivago, Don Camillo e Peppone, alcuni romanzi della sua letteratura che per la verità ho trovato spesso tetri ,
prolissi e noiosi, abbastanza distanti dal
nostro modo di vivere pensieri e sentimenti; un paese che non solo non mi attraeva più di
tanto, ma che mi procurava anche una certa inquietudine forse dovuta appunto
ai luoghi comuni e agli avvenimenti della storia
che si vive, ma spesso non si comprende appieno. Era certamente più
facile sognare l’America.
Non
che adesso con un viaggio di otto giorni si possa
dire di averne fatto una conoscenza approfondita, semplicemente è un po’
meno distante e un po’ meno diversa!
I posti sono indubbiamente molto belli e suggestivi,
Mi
sarebbe piaciuto poter conoscere un po’ di più le persone e i loro sentimenti,
ma in così poco tempo non è possibile, nemmeno le guide che hanno vissuto
con noi ci hanno permesso di conoscerle e non ci hanno parlato, nonostante
le nostre domande, dei sentimenti della gente comune che mi è sembrata mite, rassegnata, disorientata,
disincantata, malinconica, in bilico tra passato e futuro, che non
possiede né il proprio passato non sapendo se rifarsi
a quello degli Zar o a quello di Lenin, né il proprio presente senza
certezze; con tante chiese libere, ma con
poca preparazione religiosa, con il diritto alla proprietà privata,
ma senza soldi per possedere niente, che
spera assai poco nel futuro ma che vive il presente con decoro e dignità
: la paga media mensile è di circa 10.000 (diecimila) rubli = 300 €. Non
ho trovato comunque, come in altri paesi la tensione
speculativa di arraffare il più possibile dal turismo, chiedere, vendere,
spingere all’acquisto, o almeno non più di tanto e comunque con un certo
distacco!
Mi
ha colpita la vendita di fiori ( per lo più di
campo) agli angoli delle strade e alle fermate della metropolitana, da dimesse
vecchiettine che, mi hanno detto, vengono dalla campagna e vendono i fiori
del loro praticello di casa, e le numerose e bellissime ragazze andare in
giro con un semplice mazzolino di margherite o fiordalisi o una sola dalia;
impressionante comunque l’alto numero di bottigliette vuote di birra in
vari angoli dentro e fuori la metropolitana, soprattutto di sera e a Mosca,
che la dice lunga sulle poche prospettive della gioventù locale.
Sono
contenta che abbiamo pregato per loro ed il loro
paese, nella Chiesa cattolica dell’Immacolata
nella S. Messa celebrata appositamente per noi da padre Agostino
affinché riescano a costruirsi un mondo migliore, nella modalità più giusta
per loro.
Certo questi
sono pensieri miei, messi giù a caldo, alla rinfusa, mi piacerebbe sentire
anche riflessioni di altri partecipanti.
Per
ciò che riguarda il programma mi pare che pur essendo tanto denso da costringerci
a correre come lepri, il fatto di non avere avuto tempi morti
sia stata una cosa positiva, tanto che siamo riusciti a riempire a livello
individuale anche il ristretto tempo libero, ogni minuto è stato sfruttato
al massimo. Non tutto forse meritava una visita, ma
alcune cose sono state superiori alle aspettative: una per tutte la serata
finale di teatro piacevolissimo e la cena che più coreografica e suggestiva
di così non poteva essere.
Per
il resto c’era un po’ troppo affollamento dappertutto, ma ciò è dovuto sicuramente al periodo di altissima stagione ed in
piena vacanza di massa.
Per
ciò che riguarda il gruppo, mi pare sia andato proprio bene, c’è stato subito
un buon affiatamento con momenti di grande allegria
e compattezza anche in occasione di alcuni
contrattempi che non hanno comunque fatto venir meno la solidarietà e lo
spirito di gruppo.
Certo
ventisei persone che devono mantenere orari comuni e camminare insieme non sono poche soprattutto
in momenti di grande affollamento come nei musei, gli spostamenti a piedi,
il rischio di perdersi è alto, e mi scuso se qualche volta ho imperversato
un po’ troppo nel sollecitare e nel richiamare, ma come credo tutti abbiano
compreso era necessario per poter marciare all’unisono.
Tre
cose hanno turbato questo magico momento che è diventato il viaggio di gruppo
dell’Aniat: la prima è di non aver potuto portare con noi per mancanza di
posti disponibili una ventinovesima persona che è rimasta fino all’ultimo
in attesa di conferma, la seconda l’incidente che ci ha toccato
sulla metropolitana (furto di documenti) che ha creato non poca ansia soprattutto
per la mancanza di indicazioni precise per le procedure di legge.
Ma
soprattutto una cosa ci ha veramente segnato profondamente: la forzata rinuncia
al viaggio
di Angelo e Filomena avvenuta all’ultimo momento a causa dell’improvvisa morte del padre di Angelo, siamo
stati con loro anche se solo col
pensiero molto vicini , non è mancato giorno che per un motivo o per l’altro
essi non siano stati ricordati e nominati. A loro è dedicata la chiusura
di queste mie riflessioni insieme ad un grande
abbraccio unitamente a tutti voi amici
che con la vostra allegria, sollecitudine, partecipazione, rendete bella e viva la nostra famiglia ANIAT.
Alla
prossima!
Luisa
Mandosso