La mia Russia
di Luisa Mandosso

 

Ecco fatto ! Un altro pezzo di mondo è visto. Chi l’avrebbe mai detto qualche anno fa che sarei andata in Russia, un paese che credevo così lontano, così diverso con una storia che in realtà non conoscevo o conoscevo assai poco e solo per luoghi comuni  o per mezzo di film come  Guerra e pace, Dott. Zivago, Don Camillo e Peppone, alcuni romanzi  della sua letteratura  che per la verità ho trovato spesso tetri , prolissi e noiosi, abbastanza distanti  dal nostro modo di vivere pensieri e sentimenti;  un paese che non solo non mi attraeva più di tanto, ma che mi procurava anche una certa inquietudine forse dovuta appunto ai luoghi comuni e agli avvenimenti della storia  che si vive, ma spesso non si comprende appieno. Era certamente più facile sognare l’America.

Non che adesso con un viaggio di otto giorni si possa dire di averne fatto una conoscenza approfondita, semplicemente è un po’ meno distante e un po’ meno diversa!

 I posti sono indubbiamente molto belli e suggestivi, la Piazza Rossa , San Basilio e il Cremlino, l’atmosfera rarefatta di Sudzal e soprattutto San Pietroburgo con i suoi canali, i suoi ponti le sue prospettive chi li scorderà più ? Abbiamo notato tanta pulizia ovunque, anche nei quartieri meno turistici, anche nella bellissima metropolitana di Mosca, anche  sul trenino che ci ha portati da Mosca a san Pietroburgo, non un solo scarabocchio nei vagoni e sui muri.

Mi sarebbe piaciuto poter conoscere un po’ di più le persone e i loro sentimenti, ma in così poco tempo non è possibile, nemmeno le guide che hanno vissuto con noi ci hanno permesso di conoscerle e non ci hanno parlato, nonostante le nostre domande, dei sentimenti della gente comune che mi è sembrata  mite, rassegnata, disorientata, disincantata, malinconica, in bilico tra passato e futuro, che non  possiede né il proprio passato non sapendo se rifarsi  a quello degli Zar o a quello di Lenin, né il proprio presente senza certezze; con tante chiese libere, ma con  poca preparazione religiosa, con il diritto alla proprietà privata, ma senza soldi per possedere niente,  che spera assai poco nel futuro ma che vive il presente con decoro e dignità : la paga media mensile è di circa 10.000 (diecimila) rubli = 300 €. Non ho trovato comunque, come in altri paesi la tensione speculativa di arraffare il più possibile dal turismo, chiedere, vendere, spingere all’acquisto, o almeno non più di tanto e comunque con un certo distacco!

Mi ha colpita la vendita di fiori ( per lo più di campo) agli angoli delle strade e alle fermate della metropolitana, da dimesse vecchiettine che, mi hanno detto, vengono dalla campagna e vendono i fiori del loro praticello di casa, e le numerose e bellissime ragazze andare in giro con un semplice mazzolino di margherite o fiordalisi o una sola dalia; impressionante comunque l’alto numero di bottigliette vuote di birra in vari angoli dentro e fuori la metropolitana, soprattutto di sera e a Mosca, che la dice lunga sulle poche prospettive della gioventù locale.

Sono contenta che abbiamo pregato per loro ed il loro paese, nella Chiesa cattolica dell’Immacolata  nella S. Messa celebrata appositamente per noi da padre Agostino affinché riescano a costruirsi un mondo migliore, nella modalità più giusta per loro.

Certo questi sono pensieri miei, messi giù a caldo, alla rinfusa, mi piacerebbe sentire anche riflessioni  di altri partecipanti.

Per ciò che riguarda il programma mi pare che pur essendo tanto denso da costringerci a correre come lepri,  il fatto di non avere avuto tempi morti sia stata una cosa positiva, tanto che siamo riusciti a riempire a livello individuale anche il ristretto tempo libero, ogni minuto è stato sfruttato al massimo. Non tutto forse meritava una visita, ma alcune cose sono state superiori alle aspettative: una per tutte la serata finale di teatro piacevolissimo e la cena che più coreografica e suggestiva di così non poteva essere.

Per il resto c’era un po’ troppo affollamento dappertutto, ma ciò è dovuto sicuramente al periodo di altissima stagione ed in piena vacanza di massa.

Per ciò che riguarda il gruppo, mi pare sia andato proprio bene, c’è stato subito un buon affiatamento con momenti di grande allegria e compattezza anche in occasione di  alcuni contrattempi che non hanno comunque fatto venir meno la solidarietà e lo spirito di gruppo.

Certo ventisei persone che devono mantenere orari comuni e  camminare insieme non sono poche soprattutto in momenti di grande affollamento come nei musei, gli spostamenti a piedi, il rischio di perdersi è alto, e mi scuso se qualche volta ho imperversato un po’ troppo nel sollecitare e nel richiamare, ma come credo tutti abbiano compreso era necessario per poter marciare all’unisono.

Tre cose hanno turbato questo magico momento che è diventato il viaggio di gruppo dell’Aniat: la prima è di non aver potuto portare con noi per mancanza di posti disponibili una ventinovesima persona che è rimasta fino all’ultimo in attesa di conferma, la seconda l’incidente che ci ha toccato sulla metropolitana (furto di documenti) che ha creato non poca ansia soprattutto per la mancanza di indicazioni precise per le procedure di legge.

Ma soprattutto una cosa ci ha veramente segnato profondamente: la forzata rinuncia al  viaggio di Angelo e Filomena avvenuta all’ultimo momento a causa  dell’improvvisa morte del padre di Angelo, siamo stati  con loro anche se solo col pensiero molto vicini , non è mancato giorno che per un motivo o per l’altro essi non siano stati ricordati e nominati. A loro è dedicata la chiusura di queste mie riflessioni insieme ad un grande abbraccio unitamente a tutti voi  amici che con la vostra allegria, sollecitudine, partecipazione, rendete bella  e viva la nostra famiglia ANIAT.

Alla prossima!

Luisa Mandosso