Risorse - materiali
prof. Gian Piero Benente
Il
compito di individuare le prospettive per la cultura tecnologica nei vari
ordini di scuola all'interno del disegno di legge delega sulla riforma degli
ordinamenti non è agevole. Le indicazioni presenti, infatti, non fanno
riferimenti precisi in merito e, pertanto, si possono azzardare delle previsioni
solamente mettendo insieme tutte le informazioni ufficiali e di contorno che
si sono potute assumere in un arco di tempo abbastanza lungo.
In pratica si devono esaminare innanzi tutto sia il documento del G. R. L.
, gruppo di lavoro coordinato dal prof Bertagna, sia il testo del disegno
di legge nella sua ultima versione.
Inoltre, occorre tenere presente tutto quanto è successo precedentemente:
dalle riforme del 62 e del 79 fino al tentativo fallito di riforma dei cicli.
A livello personale, consiglio anche di non dare troppo retta a tutto quanto
i media hanno scritto e detto in questi ultimi mesi. Essi, infatti, tendono
spesso a dare per scontate scelte che viceversa sono solo delle voci o delle
proposte.
Del resto in questo momento anche quanto affermato nella presente relazione
deve essere preso con beneficio d'inventario.
Complessità
della riforma e necessità di consenso
La
riforma degli ordinamenti è una questione estremamente complessa che
richiede un'attenta analisi di ogni situazione problematica prima di adottare
una qualsiasi ipotesi di soluzione. Un'analisi che deve sfociare in un ampio
dibattito e in una vera e propria ricerca di accordo in cui siano coinvolti
tutti i soggetti in qualche modo interessati. E' soprattutto necessario che
la riforma possa essere concordata con gli operatori scolastici, soprattutto
con il corpo docente, attraverso i suoi rappresentanti quali sono le associazioni
professionali, i sindacati, gli organi istituzionali. Senza consenso e la
convinta collaborazione di chi è deputato quotidianamente a svolgere
la funzione docente, qualsiasi riforma rischia seriamente di fallire.
Gli
aspetti generali della riforma
Il disegno di legge delega presenta innanzi tutto un piano che non stravolge
l'attuale sistema con la scuola dell'infanzia ( oggi scuola materna) di 3
anni, la scuola elementare di 5 anni (un primo anno seguito da due bienni),
la scuola media di 3 anni (un biennio e un anno che si conclude con l'esame
di stato - l'attuale esame di licenza), la scuola superiore di 5 anni articolata
su due percorsi paralleli ( Il sistema dei licei e l'istruzione professionale)
che terminano con un esame di stato ( l'attuale esame di maturità)
e attraverso i quali si può accedere ai corsi universitari.
La
valutazione dell'apprendimento
Ai docenti è affidata la valutazione periodica e annuale degli apprendimenti
e del comportamento degli allievi. In pratica, si avrà una valutazione
al termine di ogni anno scolastico con passaggio dal primo al secondo anno
di ogni biennio. Al termine di ogni periodo vi sarà invece una valutazione
che determinerà il passaggio o meno al periodo successivo.
Il sistema realizza una serie di notevoli cambiamenti rispetto alla situazione
attuale in quanto:
· istituisce l'istituto nazionale per la valutazione del sistema e
la definizione di standard nazionali
· istituisce la cadenza biennale per la valutazione degli apprendimenti
· prevede fin dalla scuola elementare la possibilità di ripetente
in caso non si raggiungano i livelli di conoscenza previsti dagli standard
minimi richiesti. Un'eventualità, questa, che potrà anche non
trovare immediata applicazione, ma che comunque vuole segnare una svolta rispetto
alle consuetudini ormai consolidate, soprattutto nella scuola elementare.
· prevede il ripristino della valutazione relativa al comportamento
degli allievi, in pratica la valutazione della condotta che era stata inopinatamente
eliminata alcuni anni or sono.
Discipline
obbligatorie e laboratori facoltativi
In
merito alla ripartizione delle ore fra le discipline il disegno di legge governativo
non dice nulla, ma a creare preoccupazione sono le indicazione dei documenti
precedenti come il documento del Gruppo di lavoro coordinato dal prof. Bertagna
che stabiliva un quadro comprendente di 20 ore di discipline obbligatorie
della quota nazionale + 5 della quota locale a cui si aggiungevano 300 ore
annuali (corrispondenti a circa 9 ore settimanali) di laboratori facoltativi.
E' chiaro che, facendo riferimento alle attuali discipline della scuola media,
i conti sono presto fatti : 9 ore corrispondono alle ore delle attuali "educazioni",
da quella tecnica a quella fisica. Pertanto, a livello di scuola media si
potrebbe arrivare a definire un primo gruppo di discipline, ritenute fondamentali,
obbligatorie a livello nazionale ed un gruppo di discipline, le attuali educazioni,
declassate al livello di laboratori facoltativi. L'istituto della facoltatività
nella scuola italiana ha già dimostrato di non funzionare affatto in
quanto nel modo comune di pensare ciò che è facoltativo non
è importante e si può evitare . Ne deriva che un qualsiasi insegnamento
facoltativo finisce per essere preso sottogamba e accettato solo a condizione
che non appesantisca il lavoro scolastico e rivesta solamente un aspetto ludico.
Su questo tema, in quanto insegnanti di Educazione Tecnica , siamo piuttosto
esperti avendo vissuto questa condizione di profondo disagio negli anni sessanta
e settanta. Non a caso in seguito con la legge dei ritocchi del 1976 tutte
le discipline divennero obbligatorie.
Il diploma a 18 anni ?
La decisione di portare i ragazzi a conseguire al diploma all'età di
diciotto anni si è affermata già con il passato governo e, a
quanto pare, è fortemente sostenuta anche da quello attuale.
Io l'ho considerata sbagliata sin dall'inizio e continuo a pensarla allo stesso
modo anche adesso.
Intanto non riesco a capire come una persona ragionevole possa sostenere di
poter ottenere un migliore livello di preparazione con un anno in meno di
scuola. Inoltre, non credo che questo ritardo nel conseguire un titolo di
studio possa effettivamente danneggiare i nostri giovani rispetto a quello
di altri paesi europei.
La concorrenza si vince con la qualità della preparazione e non con
la velocità nel conseguire titoli di studio, anche perché nel
nostro paese sarebbe già fantastico se i giovani diplomati trovassero
tutti un primo lavoro a diciannove anni.
Analogamente, non vale nemmeno la ragione del risparmio perché, vista
la consolidata consuetudine dei ragazzi di continuare gli studi e restare
in casa il più a lungo possibile, la spesa per la comunità rimarrebbe
inalterata anche se non più gravante sulla scuola, ma addebitata a
regioni, province, o altri soggetti.
Per quanto mi riguarda, non vedo alcuna ragione valida che non sia d'immagine
e ritengo che la miglior cosa sia quella di lasciare i segmenti scolastici
esattamente come sono.
L'ipotesi di consentire la cosiddetta "primina" anche nelle scuole
statali - oggi si può praticamente fare solo nelle scuole private -
potrebbe essere un'idea interessante e andrebbe in favore proprio della scuola
statale. Purtroppo, però, va a minacciare l'esistenza di tante scuole
elementari private che per tante ragioni è meglio mantenere in vita.
Semplificare non significa eliminare discipline
Ciò
che è evidente nel progetto della nuova riforma, è l'intenzione
di migliorare la qualità dell'apprendimento in termini di acquisizione
di conoscenze e sviluppo di capacità . Soprattutto si vuole concentrare
l'attenzione sulle conoscenze considerate fondamentali di cui ogni alunno
dovrebbe acquisire una padronanza assoluta.
Per ottenere un tale risultato a livello di scuola media, si pensa di tracciare
una via di demarcazione che suddivida le discipline in due campi: il primo
con le discipline fondamentali e obbligatorie, il secondo con quelle secondarie
e facoltative. In questo modo gli alunni si dovrebbero concentrare su un numero
limitato di discipline di studio.
Intanto ci sono ragioni di opportunità in base alle quali creare discipline
di serie A e di serie B costituirebbe il metodo migliore per scatenare nell'ambiente
scolastico una sorta di discriminazione che avrebbe riflessi fortemente negativi
sui risultati.
Inoltre, sembra che questa scelta, assunta in un primo momento anche dal documento
Bertagna , sia per lo meno discutibile soprattutto per chi ha vissuto concretamente
nella scuola nell'ultimo ventennio.
Dovendo pensare ad uno sfoltimento dovesse esserci occorrerebbe cominciare
da tutte quelle "educazioni aggiuntive (educazione stradale, ambientale,
alla legalità, ecc.) che negli ultimi anni, con varie motivazioni,
sono stati inserite nel piano di studi, appesantendo di fatto non poco appesantito
tutti i curricoli.
Semplificare
senza impoverire
Sull'idea di semplificare si può comunque essere d'accordo, ma quello
di tagliare sulle discipline attuali mi pare davvero assurda.
Parlando di scuola media, come è possibile oggi eliminare discipline
come l'arte , la musica o la tecnologia.
Una soluzione come questa non farebbe altro che impoverire concretamente e
in modo rilevante il piano di studi complessivo.
Individuare
i contenuti fondamentali
E' invece necessario che una seria semplificazione a avvenga all'interno di
tutte le attuali discipline, individuando, per ciascuna di esse, i contenuti
fondamentali.
In particolare , è necessario che, ad esempio, l'insegnante di italiano
possa insegnare soprattutto la grammatica, quello di matematica le operazioni,
le frazioni ecc., e analogamente deve avvenire per tutte le altre discipline.
Non entro nel merito dei contenuti dell'educazione tecnica, ma si può
constatare come nella nostra, così come in tutte le discipline, si
lavori oggi su aree di conoscenze sicuramente troppo vaste.
Vi sono dunque ampie possibilità di limitare gli interventi a quanto
veramente è importante per una seria preparazione.
A
proposito di sfoltire
Da un po' di tempo mi chiedo perché nel momento stesso in cui si vogliono
semplificare i piani di studio si vogliano rendere obbligatorio lo studio
di due lingue europee. Sappiamo tutti benissimo che oggi la quasi totalità
delle famiglie chiede che i propri figli possano studiare l'inglese. Moltissimi
sono accontentati, ma ne resta una parte che per varie ragioni è obbligata
a studiare il francese o altre lingue ancora per le quali non c'è interesse.
Ora, in pratica, per fornire l'insegnamento dell'inglese a quella piccola
parte che lo richiede, ma non lo può fare, si devono obbligare tutti
quelli che l'inglese già lo studiano a studiare anche il francese che
nessuno vuole più.
La maggioranza dei ragazzi fa già fatica a studiare una lingua , quale
profitto potrà trarre dallo studio di una seconda?
Una
proposta alternativa per la scuola media
Non mi illudo di essere preso in considerazione, ma alla mia età penso
di potermi permettere di formulare ugualmente una proposta alternativa che
non danneggerebbe nessuna disciplina e area culturale, consentendo , nel contempo,
un arricchimento generalizzato dell'offerta formativa :
· quota nazionale delle discipline obbligatorie pari a 30 ore lasciando
inalterato il quadro orario delle discipline attuali;
· Quota locale obbligatoria di 2 ore da dedicare alla seconda lingua,
scelta secondo le esigenze locali.
· Quota locale flessibile: fino a 4 ore di laboratori facoltativi
Non si tratta di un'idea peregrina, ma semplicemente di un modello di scuola
molto simile a quello in cui opero giornalmente. Ed è un modello che
funziona perché prepara seriamente gli alunni, anche in vista della
scuola superiore, e nello stesso tempo, fornisce una ampia possibilità
di attività di ogni genere.
La cultura tecnologica
Sulla cultura tecnologica, il progetto di riforma per ora dice molto poco, tanto che ogni ipotesi risulta frutto più che altro di speranze.
1. scuola elementare
Per quanto si riferisce alla scuola elementare penso si debba tenere conto
essenzialmente di quanto afferma il disegno di legge delega:"ha il fine
di fare apprendere i mezzi espressivi, ivi inclusa
l'alfabetizzazione
nelle tecnologie informatiche.
Come si può vedere, non è molto perché si ricade nell'errata
convinzione che la tecnologia sia degna di considerazione solo nella sua dimensione
informatica, ma si tratta pur sempre di un punto di partenza su cui si potrà
costruire qualcosa di più completo che porti alla promozione di un
primo grado di cultura che comprenda anche la dimensione tecnologica del sapere
e della realtà.
2.
scuola media
Analogamente a quanto avviene per la scuola elementare, anche per la scuola
media si fa riferimento solo alla conoscenza delle tecnologie informatiche
che in coerenza dovrebbero trovare in questo ordine di scuola un approfondimento.
Tenendo conto del discorso relativo alla possibilità di laboratori
facoltativi non si può pensare che sia prevista una disciplina tecnologica
di tipo laboratoriale.
A mio giudizio vi sarà la possibilità che a riforma fatta, nel
piano di studi si troverà ancora una volta una disciplina che sia l'evoluzione
dell'attuale educazione tecnica, che potrebbe essere chiamata Educazione
Tecnologica e avere più o meno i contenuti curricolari già
elaborati per la riforma dei cicli. Ovviamente dovrebbe porsi come finalità
la promozione della cultura tecnologica.
3.
scuola superiore
Nella scuola superiore e soprattutto nei licei tecnologici è scontata
la presenza di un ampio quadro di discipline tecnologiche, portatrici ciascuna
di saperi specifici, si dovrebbe pensare anche a una disciplina avente come
obiettivo primario l'analisi critica dei problemi esistenti tra la realtà
tecnologica, l'ambiente che ne risulta modificato e l'uomo inteso sia come
produttore sia come utilizzatore. In questo modo si riuscirebbe a dare continuità
alla disciplina già svolta nella scuola media.