Risorse - materiali

LA DIDATTICA MODULARE NELLA SCUOLA RIFORMATA

 

Prof.  Gino Cappé

Preside di Liceo Artistico Carrara

Consigliere Nazionale Aniat

 

Premessa

1.   Organizzazione modulare della didattica

2.   Le ragioni di un'organizzazione modulare della didattica

3.   Progettazione modulare

-   Strutturazione interna di un modulo

-   Progettazione modulare di un curricolo di studi

 

L'esame del tema proposto viene affrontato con 1'obiettivo di fornire spunti di riflessione, proporre indicazioni operative, focalizzare una metodologia didattica esplicitamente volta a far affiorare il più possibile, nell'impianto strutturale di ogni disciplina, la struttura reticolare della conoscenza, ossia volta ad individuare i nuclei fondanti, le relazioni che li collegano, i percorsi individualizzati che risultano possibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Nelle recenti indicazioni normative ricorre costantemente il richiamo alla necessità di organizzare le attività. di insegnamento/ apprendimento secondo una progettazione di carattere modulare.

Nel Regolamento sull'autonomia (D. P. R. 8 marzo 1999, n°275) si legge che "le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune e tra l'altro: a) l’articolazione modulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina e attività …

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 4 del regolamento: la flessibilità dei gruppi deve avere lo scopo di valorizzare le diversità e promuovere le potenzialità di ciascuno al fine del raggiungimento del successo formativo

 

…. d) l’articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso" (articolo 4)

Nel regolamento relativo all'elevamento dell'obbligo scolastico (DM 9 agosto 1999, n. 323) si afferma che nella scuola media “ la programmazione curricolare può prevedere,  nell’ambito delle possibili compensazioni tra le discipline fino ad un massimo del 15% di ciascuna di esse, moduli che presentino le caratteristiche essenziali delle scuole secondarie superiori, anche con il concorso degli accenti delle scuole secondarie superiori collegate in rete con la scuola media" (articolo 3)

Nella legge relativa al riordino dei cicli (Legge 10 febbraio 2000, n. 30 leggiamo a proposito della scuola secondaria: "Nei primi due anni, fatti salvi la caratterizzazione specifica dell'indirizzo e l'obbligo di un rigoroso svolgimento del relativo curricolo, è garantita la possibilità di passare da un modulo all'altro anche di aree e d’indirizzi di versi, mediante l'attivazione di apposite iniziative didattiche finalizzate all'acquisizione di una preparazione adeguata alla nuova scuola (articolo 4, comma 3).

Il che significa modularità insegnamento/apprendimento per moduli, ha ormai interessato buona parte della scuola italiana, e che negli anni futuri, con la progressiva attuazione dell’autonomia investirà le nostre attività formative fino a cambiare radicalmente quella metodologia che abbiamo ereditato dalla scuola del passato e che ha (o aveva) i suoi punti di forza nei programmi ministeriali, nella rigorosa organizzazione per cattedre, per classi, per materie e per quadri orari settimanali di insegnamento, per cui i margini della programmazione lasciati alle scuole erano assai stretti.

 

1.   Organizzazione modulare della didattica

 

Ma, che cosa significa organizzazione modulare della didattica e che cosa é un modulo?

L’organizzazione modulare della didattica è una vera e propria strategia formativa, altamente strutturata in cui l'organizzazione del curricolo delle risorse (soprattutto umane), del tempo e dello spazio prevede l'impiego flessibile di segmenti di itinerari di insegnamento/ apprendimento (i moduli).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Per modulo intendiamo allora un segmento di un programma di istruzione (unità formativa) fortemente strutturato e ad alta omogeneità interna, relativo ad aspetti epistemologicamente portanti della proposta di istruzione.

 

2.   Le ragioni di un'organizzazione modulare della didattica

 

Le ragioni che fanno preferire l'approccio modulare della didattica rispetto ad altre diverse tipologie di programmazione, sono tante e certamente non tutte analizzabili in questa sede.

Evidenziamone pertanto alcune considerate le più importanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


A) La crescita dei saperi è ormai di tipo esponenziale. Ben lo si può intuire se si pensa che un ingegnere elettronico, o un informatico, che non si aggiorni, per 3 o 4 anni, diventa nel campo analfabeta. Per quanto abusata, tale affermazione, per altro fondata su dati ben verificati, purtroppo non fa riflettere i più.

 Anche in settori meno avanzati, l'analfabetismo funzionale è più diffuso di quanto non si pensi. Il fatto è che anche i saperi trasmessi dalla scuola invecchiano oggi più celermente che nel recente passato. E' allora necessario procedere a strutturare curricoli capaci di far acquisire agli allievi saperi significativi stabili e capitalizzabili evitando saperi atomizzati per giungere a reticoli di conoscenze tendendo tra l'altro a fornire agli studenti gli snodi fondamentali dell'evoluzione storica e scientifica di ciascuna disciplina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


L'obiettivo della progettazione modulare è, infatti, quello di fare affiorare, nella proposta formativa di ogni specifica disciplina,

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

la struttura reticolare della conoscenza, individuando i nodi concettuali di base, le relazioni che li collegano, alcuni dei percorsi alternativi di apprendimento significativo che risultano possibili. L'organizzazione modulare della didattica sollecita, inoltre, l'attenzione verso le diverse forme di intelligenza.

La didattica tradizionale e l'attuale organizzazione scolastica ipotizzano e determinano processi di apprendimento di tipo lineare, come se conoscenze, abilità e competenze potessero sommarsi le une alle altre, in una sequenza predefinita e univoca, persino temporalmente.

Le più recenti e accreditate teorie dell'apprendimento delineano invece una situazione più complessa e articolata, descrivibile solo ricorrendo a strutture reticolari caratterizzate da rimandi plurimi tra i nodi che le compongono e da collegamenti a più vie meno rigidamente definiti e, comunque, differenti da individuo a individuo.

L’apprendimento modulare è quello delle mappe concettuali che ciascuno di noi costruisce in modo diverso l’uno dall’altro.

Il richiamo didattico ci conduce all’ipertesto, laddove non vi è sequenza prestabilita e la numerazione delle pagine, se si può dir così, viene data solo dal soggetto.

Nella scuola il sapere è presentato suddiviso in discipline, e ogni disciplina costituisce un settore a sé del percorso di apprendimento di un allievo.

Come occorre allora destreggiarsi all’interno delle varie discipline di studio se l’istruzione non deve essere enciclopedica, ma deve mettere gli alunni in grado di servirsi di archivi, biblioteche, banche dati (Internet compreso)?

La regola, dicevano i saggi, dovrebbe essere quella di insegnare alcune cose bene e a fondo (non molte cose male e superficialmente): si deve avere il coraggio di scegliere dei contenuti disciplinari. Ecco allora che tali contenuti vanno “rivisitati” in un’ottica di quei nuclei fondanti che rispecchiano gli statuti delle singole discipline (i linguaggi, gli oggetti, i metodi di delle discipline). Si tratta di vedere le discipline in termini di essenzialità, di trasversalità, servendosi dei contenuti in modo diverso rispetto al passato.

I nuclei fondanti sono, infatti, i concetti più significativi attorno ai quali costruire il curricolo secondo la progettazione modulare, e sono tali poiché assumono un valore formativo rispetto alle competenze di cui sono i supporti teorici.

 Sono i concetti fondamentali delle discipline (concetti, nodi epistemologici e metodologici) che strutturano la disciplina stessa e hanno valore generativo di nuove conoscenze. Essi si ricavano analizzando la struttura di una disciplina e determinano la selezione dei contenuti d’insegnamento.

I nuclei fondanti vengono affrontati gradualmente e si articolano in modo diverso secondo i diversi livelli di scolarità.

A titolo esemplificativo, per l’insegnamento della tecnologia nella scuola di base possiamo fare riferimento ad un nucleo fondante: “prodotti e processi produttivi” cui corrispondono alcuni contenuti essenziali da trasmettere agli allievi, quali:


ESEMPIO DI CONTENUTI ESSENZIALI E DI COMPETENZE RIFERITI AD UN NUCLEO FONDANTE DISCIPLINARE

 

NUCLEO FONDANTE

CONTENUTI

COMPETENZE FINALI

 

 

PRODOTTI E PROCESSI PRODUTTIVI

 

 

 

·         I FATTORI ESSENZIALI DEL CICLO PRODUTTIVO

·         L’IMPRESA

·         I SETTORI DELLA PRODUZIONE

·         L’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

·         AUTOMAZIONE E PRODUZIONE IN SERIE

·         IL LAVORO ARTIGIANALE

·         I PROBLEMI UMANI NEL LAVORO INDUSTRIALE

·         SICUREZZA SUL LAVORO E PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI

·         IL LINGUAGGIO DEGLI OGGETTI

·        L’INDUSTRIAL DESIGN

·       Riconoscere e descrivere i fattori essenziali del ciclo produttivo

·        Applicare il concetto di fattori della produzione a determinati prodotti finiti

·        Ricostruire visualizzandolo. Il ciclo produttivo

·        Riconoscere e descrivere i grandi settori della produzione

·        Interpretare dati espressi in forma grafica o simbolica

·        Rappresentare dati, relazioni, funzioni, mediante l’uso di grafica

·        Progettare e realizzare un oggetto, tenendo presente la coerenza tra forma, funzione e materiale

·        Organizzare una ricerca: raccogliere informazioni quantitative, formulare domande, reperire, organizzare e rappresentare i dati

 

 

B) – Le continue evoluzioni dei saperi impongono una formazione culturale continua che non è sempre possibile realizzare autonomamente. Per mantenere aggiornati i repertori di conoscenza posseduti sarà sempre più necessario seguire, sia pure per brevi periodi, corsi fortemente strutturati, finalizzati a promuovere conoscenze, abilità, competenze e saperi generali e specifici in quanti li portano a compimento.

In campo scolastico saranno pertanto sempre più numerosi i casi di uscite periodiche dai diversi anni di corso e di rientri dal mondo del lavoro. Ebbene, occorre un sistema di certificazione delle competenze acquisite nella scuola quando si esca da esse per immettersi in attività lavorative, così come occorre un sistema di valorizzazione e di determinazione delle competenze acquisite attraverso lo svolgimento delle attività lavorative, per evitare ridondanze inutili se non demotivanti, in altre parole per reimmettere ciascuno in un itinerario curricolare in un certo senso personalizzato.

Il valore assegnato ad un segmento di formazione, equivalente ad uno o più moduli o ad una ben determinata esperienza di lavoro, esprime un credito formativo in termini di saperi e competenze che permettono la cumulabilità individuale degli stessi e il loro impiego o la loro spendibilità in un itinerario formativo sequenziale e permanente, anche se discontinuo, ma sempre in vista di traguardi formativi più avanzati e/o nel mondo del lavoro.

Per quanto attiene al significato di competenza in ambito scolastico possiamo affermare che un ragazzo è competente in una certa disciplina quando possiede certa conoscenza (concetti – chiave, linguaggi, modalità operative) e mette in pratica una serie di abilità funzionali all’uso di tali conoscenze, dimostrando, perciò, in un contesto poiché sa fare (abilità) sulla base di un sapere (conoscenze), per raggiungere l’obiettivo atteso; la competenza è quindi la disposizione a scegliere, utilizzare e padroneggiare le conoscenze, capacità e abilità idonee, in un contesto determinato a risolvere un problema dato.

A questo punto mi preme sottolineare che è proprio la struttura modulare che permette agli alunni di perseguire vere e proprie competenze nella misura in cui queste afferiscono ad applicazioni, ad operazioni esecutive, ovviamente a livelli diversi di complessità, che danno chiara testimonianza delle conoscenze raggiunte.

Occorre, insomma, passare da una scuola in cui le conoscenze sono “raccontate” (la scuola del parlare) ad una scuola in cui le conoscenze sono dimostrate (la scuola del fare) dalle performance degli alunni. Ma la realizzazione di un prodotto richiede operazioni che vanno oltre il cognitivo raccontato per ottenere un cognitivo costruito. E tale produzione implica l’apporto intelligente di tutte le aree della comunicazione umana (l’area dell’interazione occhio – mano – cervello, della motricità, della manipolazione, del controllo del corpo e dello spazio; l’area emotivo – affettiva; l’area cognitiva, l’area collaborativo – sociale).

Una competenza passa attraverso tutte queste aree, in quanto le attività di una persona sono sempre il risultato di un’interazione globale delle sue possibilità operative, anche se, a seconda del prodotto, ora può pesare di più un’area, ora un’altra.

 

C) – L’individualizzazione presuppone un sistema di verifica delle caratteristiche cognitive e affettivo – motivazionali di ciascuno e di tutti gli allievi di un gruppo - classe. Stili di apprendimento, processi di recupero e sostegno, di consolidamento e di estensione delle conoscenze, ecc., impongono un controllo continuo di molte variabili. I moduli, e ancor più le unità didattiche consentono di operare su segmenti curricolari relativamente brevi ed evitano che tanto nella definizione degli obiettivi formativi, quanto nella scelta delle risorse più adatte per perseguirli con alta probabilità di successo, nonché nella verifica e nell’identificazione dei successivi itinerari didattici, si compiano compromettenti omissioni, si intervenga inopportunamente, si fallisca negli intenti.

Queste sono, come abbiamo premesso, solo alcune delle ragioni che rendono la modularità una strategia adatta e funzionale per la sua intrinseca flessibilità, a migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento.

 


3 - Elementi di progettazione modulare

 

Per quanto riguarda la progettazione di un modulo è utile considerare, circa la sua struttura, una sezione di ingresso, un corpo centrale, una sezione di uscita.

 

Struttura di un modulo

 

 

 

SEZIONE D’INGRESSO

·       Titolo del modulo / sua breve descrizione in termini di competenze

·       Obiettivi del modulo

·       Preconoscenze richieste

·       Collocazione del modulo

·       Durata del modulo

·       Prove di verifica

·       Interventi di recupero e di consolidamento

 

 

 

CORPO CENTRALE

·       Materiali di apprendimento rappresentativi dei saperi chiave

·       Strutturazione in unità didattiche

·       Prove di verifica formative

·       Reticolo formativo del modulo ( mappa concettuale)

 

 

 

SEZIONE D’USCITA

·       Prove di verifica sommativa strutturate e semistrutturate

·       Eventuale lavoro di recupero e/o consolidamento

·       Possibili connessioni con altri moduli del processo di apprendimento

·       Esito delle prove connesso all’attribuzione dei crediti formativi ( attuazione del sistema di certificazione delle competenze)

 

 

Progettazione modulare di un curricolo di studi

 

Lo schema riportato sul lucido indica una possibile organizzazione modulare di una di

PROGETTAZIONE MODULARE DI UN CURRICOLO DI STUDI

 

1° QUADRIMESTRE                               2° QUADRIMESTRE

 

 

 

M 1

 

M 2

 

M 3

 

MI 1

 

M 4

 

M 5

 

M 6

 

MI 2

 

 

M 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6: INDICANO I MODULI DI APPRENDIMENTO DISCIPLINARI O PLURIDISCIPLINARI

·       MI 1 – 2 :  INDICANO I MODULI INTEGRATIVI, CHE POTRANNO ESSERE, A SECONDA DEI CASI E PER GRUPPI DIFFERENTI DI ALLIEVI, DI APPROFONDIMENTO – OPZIONALI - DI RECUPERO – DI ORIENTAMENTO

 

 

sciplina o di un ambito disciplinare per un anno scolastico. La durata media di un modulo di apprendimento è prevista di circa quattro settimane.

In esso, M 1.2.3.4.5.6 indicano i moduli di apprendimento, disciplinari o pluridisciplinari.

M 1.2.3 indicano i moduli integrativi, che potranno essere, a seconda dei casi e per gruppi differenti di allievi, di approfondimento – opzionali – di recupero – di orientamento.

Un’organizzazione di questo tipo del processo di istruzione, ripetuta per ogni disciplina o ambito disciplinare (evidenziando i moduli “comuni”, quelli cioè pluridisciplinari), rende trasparente agli utenti la proposta di formazione e agevola l’attribuzione dei crediti formativi.

 

Ipotesi operativa per la progettazione modulare

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Riferimenti bibliografici

 

AA.VV. (a cura di E. Baraldi) Percorsi, modelli, strumenti per elaborare progetti didattici modulari – C.P.E. Modena , 2000

F. Cler Insegnare per moduli –  La Nuova Italia Firenze, 2000

 

G. Domenici (a cura di)            Materiale dell’orientamento e della didattica modulare – Laterza Bari, 1998

G. Domenici (a cura di)       Progettare e governare l’autonomia scolastica

                                                            Tecnodid Napoli, 1999

 

Inoltre, la Rete di Roma del Progetto Copernico, che ha svolto i suoi lavori sotto la responsabilità scientifica del Prof. Domenici, ha approfondito il tema della modularità.

I lavori della Rete sono presentati nel CD-rom  Progettazione modulare della didattica e valutazione. MPI, febbraio 2000.