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I
CONCETTI FONDANTI PER LA TECNOLOGIA
Si presentano
qui solo alcuni nodi concettuali per riscontrare gli elementi fondamentali
del campo di esistenza degli artefatti, oggetto d'azione della Tecnologia.
Trasformazione Gestita
Artefatto è qualsiasi operazione umana, materiale e/o immateriale
che induca ad una trasformazione dell'esistente in termini di strutturazione
spazio-temporale e di comportamenti individuali e sociali.
La trasformazione non è però un atto semplice che si limiti
al solo apparire e produrre artefatti, ma è una trasformazione
gestita, ossia espressa da capacità di condurre un processo che
interessa l'artefatto nel tempo e in rapporto agli ambienti in cui interagisce.
Un artefatto ha un proprio arco di vita che va dall'ideazione alla dismissione.
Tale arco di vita attraversa varie fasi di cui le principali sono: la
progettazione, la valutazione di impatto ambientale, la produzione,
la distribuzione, l'uso, la manutenzione, il riciclo, la dismissione,
la sostenibilità ambientale e culturale.
Tutto questo ampio e complesso processo è definibile come trasformazione
gestita, in cui ogni singolo passaggio è un atto di trasformazione,
ma richiede di essere reso coordinato e compatibile nel suo insieme
sia per la sua logica interna che per le esigenze e logiche di contesto.
Ecco perché è indispensabile aggettivare la trasformazione
come trasformazione gestita.
Tecnoumanesimo
La Tecnologia
è il campo culturale degli artefatti e del loro uso da parte
degli uomini, essa costituisce una componente essenziale soprattutto
della cultura materiale, ossia relativa al complesso di conoscenze,
credenze, modi di comportamento, convenzioni e aspettative dell'uomo
espressi e realizzati mediante trasformazioni riscontrabili in eventi
composti di materia, energia ed informazione, strutturate e incidenti
sulla qualità della vita umana e sull'ambiente in cui essa agisce.
Fanno parte integrante della cultura e della cultura materiale quello
che l'antropologia descrive come appartenente alla cultura dei popoli
e cioè le abitazioni, il vestiario, l'alimentazione, gli utensili
e tecniche di lavoro, i riti, le cerimonie, i costumi, le credenze che
si manifestano all'interno e in prossimità dell'ambiente artificiale
proprio di ciascuna civiltà.
Tecnoumanesimo:
una paideia e humanitas tecnologiche.
Per esprimersi
la Tecnologia ha bisogno di una propria paideia, ossia di un patrimonio
di conoscenze, abilità, competenze e propensioni valoriali che
ogni singola persona deve essere messa in grado di sviluppare per poter
evolvere liberamente nel contesto sociale e storico in cui si trova.
In questo senso la Tecnologia esprime anche una sua Humanitas, non tanto
lontana dalle vecchie definizioni della cultura latina e riprese in
modo più completo dall'Umanesimo rinascimentale con la sottolineatura
del profilo dell'Homo faber.
L'Humanitas propria della Tecnologia esprime la tensione allo sviluppo
di una persona umana in grado di evolvere se stessa in libertà,
agendo attivamente nell'ambiente circostante e sulle proprie potenzialità
mentali e corporali, in rispetto dell'equilibrio dinamico dell'ecosistema
e per l'evoluzione della compagine umana. La libertà dell'uomo
non si esprime soltanto nel contemplare l'esistente, ma anche (e forse
soprattutto) nell'agire produttivamente nel contesto ambientale trasformandolo
e tutelandolo insieme.
In questo senso la cultura degli artefatti è un'impresa collettiva
e la sua paideia e Humanitas non hanno l'orientamento aristocratico
del mondo classico (e da questo se ne distingue nettamente soprattutto
distaccandosi dall'antico pregiudizio presente nel mondo greco-latino
nei confronti dei teknitai e dei mechanici). La cultura degli artefatti
considera un valore il lavoro d'insieme e l'etica del team, come si
è meglio cominciato a fare dall'Illuminismo in poi, abbandonando
le componenti immotivatamente elitarie e contemplative dell'umanesimo
arcaico.
Questa prospettiva della paideia e dell'humanitas a profilo democratico
e di compartecipazione diffusa all'impresa culturale, in un quadro di
infosocietà si configura come Tecnoumanesimo.
Pensiero
Plastico
Se si vuole
insistere sull'ottica della Tecnologia come complesso di conoscenze,
abilità, competenze e prospettive valoriali, allora è
anche opportuno evidenziare la specifica modalità cognitiva e
di pensiero della Tecnologia sintetizzabile nel concetto di Pensiero
Plastico.
Il Pensiero plastico è la modalità di conoscenza e di
operatività che agisce in un contesto di luoghi di cui si coglie
la valenza spazio-temporale.
Il Pensiero Plastico pertanto si caratterizza per la capacità
di esplorare l'esistente con
- Un approccio conoscitivo complesso che parte dal presupposto che
- le componenti dell'esistente sono molteplici macroscopiche e microscopiche
e multipercettive
- il macroscopico, microscopico e multipercettivo riguarda il naturale
e l'artificiale
·
una lettura sequenziata dell'esistente, tale lettura è intanto:
tridimensionale:
l'esistente è multipercettivo, ma la complessità è
affrontabile secondo processi semplificatori usando almeno le categorie
dell'indagine:
secondo
prospetto ossia stabile da un punto frontale di un artefatto e considerandolo
deliberatamente da quel punto di vista
secondo
la lateralità ossia la lettura di un effetto rotazione, una volta
stabilito uno stato di prospetto, atto esplorativo che consente di girare
attorno ad un artefatto secondo la categoria della circonduzione
- - secondo
una visione dall'alto ossia la capacità di esplorazione di un
artefatto conosciuto da una condizione di elevazione rispetto al baricentro
gravitazionale dell'artefatto, tale operazione conoscitiva contente
di esplorare la parte 'alta' dell'artefatto e può tentare di
prescindere dalle capacità deambulatorie della specie umana;
- secondo
uno visione dal basso ossia la capacità di conoscere l'artefatto
al di sotto del
suo baricentro
Conoscenza in sequenza
L'insieme di dell'approccio in precedenza illustrato consente di girare
attorno all'artefatto e averne non una conoscenza istantanea e monoprospettica,
ma una conoscenza in sequenza spaziotemporale.
Poiché ogni artefatto agisce in luoghi e in tempi, il governo
di una conoscenza sequenziata che organizza l'esplorazione di luoghi
e spazi secondo i tempi della procedura esplorativa, è una operazione
di primaria importanza.
Spazialità
interna
Gli artefatti in realtà non hanno soltanto un'esistenza superficiale,
nel senso che non esistono solo nella loro superficie, ma manifestano
una esistenza profonda, in quanto dotati di una spazialità interna.
Un artefatto occupa uno spazio che è delimitato da un fattore
di superficie, ma in genere è costituito da una struttura spaziale
interstiziale, spessa e chiusa. Questa struttura mediamente è
apercettiva, nel senso che non ha un accesso conoscitivo immediato e
nella stragrande maggioranza dei casi l'artefatto è opaco per
quanti non ne hanno una conoscenza intima, ossia quella occultata e
preclusa ai non detentori di conoscenza specifica.
Occorre allora favorire l'esplorazione e la conoscibilità interna
mediante la rappresentazione secondo le costituenti sub-superficiali,
applicando la metodologia della lettura sequenziata che passi da quella
di superficie a quella apercettiva, usando gli
strumenti del disegno e della rappresentazione in genere come modalità
per rendere percettibile l'appercettibile.
Le metodologie dell'assonometria esplosa non sono che uno degli esempi
possibili. Ma in un contesto informatizzato le promenades digitali sono
forse la forma più spettacolare e convincente in contesto di
infosocietà.
Le sequenze esplorative digitali di fatto costituiscono le forme più
avanzate dell'esplorazione e rappresentazione degli artefatti, almeno
allo sviluppo attuale delle tecnologie della rappresentazione.
Girare attorno all'esterno e girare per l'interno di artefatti sono
modalità primarie di conoscenza degli artefatti usando il pensiero
plastico.
Pensiero
plastico esteso o di scala
Ma gli
artefatti molto spesso non sono di dimensione ridotta, anzi la Tecnologia
contemporanea è propria per la caratterizzazione di artefatti
estesi.
Artefatti estesi come una rete idrica (acquedotto + rete fognaria +
depurazione + immissione in corpo idrico) oppure una rete elettrica
oppure ancor più una rete di telecomunicazioni che implica una
carambolazione di dati anche al sistema satellitare extraterrestre,
sono tutti artefatti che non possono essere esplorati percettivamente
in modo unitario, eppure occupano chiaramente degli spazi e agiscono
in flussi di tempo. Spazi e tempi però assai dilatati. Anch'essi
quindi sono campo di pensiero plastico, ma si tratta di pensiero plastico
a grande scala.
Il pensiero plastico a grande scala può essere distinto in tre
tipologie:
- pensiero plastico territoriale
- pensiero plastico ecologico
- pensiero plastico della spazialità digitale.
Pensiero
plastico territoriale
Il pensiero
plastico territoriale tende a conoscere, esplorare, rappresentare e
gestire artefatti che occupano estesi spazi di territorio fornendo materia
o energia o informazione o un mix dei tre.
Il pensiero plastico territoriale è in genere capace di organizzare
la conoscenza e la gestione di:
- la fonte di erogazione e produzione di un bene o risorsa immessa in
un artefatto;
- i sistemi di trasporto e diffusione della risorsa attraverso tecnologie
varie di conduzione e trasferimento
- punti di erogazione della risorsa;
- luoghi di utilizzo della risorsa,
- immissione dei residui dell'artefatto utilizzato.
Il
pensiero plastico ecologico
Il pensiero
plastico ecologico è assai simile a quello territoriale, ma lo
completa qualitativamente (anzi un pensiero plastico che fosse solo
territoriale e non ecologico sarebbe un cattivo pensiero tecnologico
perché declasserebbe la valutazione tecnologica di impatto ambientale).
IL pensiero plastico ecologico considera:
- la fonte in cui è attingibile una risorsa e valuta se la sua
attingibilità sia compatibile e sostenibile con il contesto in
cui la risorsa è ricavata. Il pensiero plastico ecologico può
considerare tecnologicamente inopportuno l'uso di una risorsa se questo
uso è incompatibile con il mantenimento
dell'ecosistema. Il pensiero plastico ecologico si domanda quindi primariamente
se una tecnologia sia opportuna e vantaggiosa non solo in termini finanziari,
ma anche in termini di capitale natura:
- la tecnologia di gestione della fonte di erogazione della risorsa
- gli ambiti territoriali interessati da sistemi di trasporto e diffusione
della risorsa;
- punti di erogazione della risorsa e loro impatto ambientale e culturale;
- luoghi di utilizzo della risorsa e loro compatibilità e sostenibilità
con il contesto;
- luoghi di immissione dei residui dell'artefatto utilizzato e tecnologie
applicate di riciclo, utilizzo, riuso e dismissione:
- luoghi e tecnologie di trattamento dei residui;
- riconduzione dei residui a stato di compatibilità con l'ecosistema;
- dismissione dei residui trattati e riimmissione sostenibile e compatibile
nell'ecosistema e nel tecnosistema.
La capacità
di gestione del pensiero plastico dipende molto dai sistemi di pensiero
rappresentativo che rende possibile comunicare ed elaborare il pensiero
plastico, esso, come già si è detto, è solo in
minima parte gestibile con il pensiero verbale, il pensiero plastico
elettivamente si esprime attraverso il disegno, le illustrazioni e le
rappresentazioni e le realizzazioni di modelli in genere. E' pertanto
un pensiero che ricorre molto al pensiero percettivo e visivo in particolare
e con questi strumenti ragiona.
Il pensiero plastico della rappresentazione (soprattutto quello per
modelli) è strumento fondamentale di conoscenza, progettazione
e gestione per la tecnologia. Senza un'adeguata formazione al pensiero
rappresentativo, la formazione di un tecnologo è inconsistente
sia nella versione del tecnologo utente che nella versione del tecnologo
professionista.
L'educazione al tecnologico pertanto non può sottovalutare la
primaria importanza della cultura della rappresentazione senza attardarsi
in forme di vetero disegno, ma enfatizzando i due poli fondanti della
rappresentazione;
- lo schizzo ideativo
- e la rappresentazione digitalizzata statica e in movimento, insomma
è irrinunciabile sviluppare il pensiero 3D.
Pensiero
plastico della spazialità digitale
Prima di passare ad altre importanti questioni, va fatto una precisazione
sul terzo pensiero di scala, anche se il pensiero plastico territoriale
e il pensiero plastico ecologico sono già le categorie fondanti:
si tratta di fare un cenno sul pensiero plastico della spazialità
digitale.
Il pensiero plastico della spazialità digitale si riferisce a
tutti gli artefatti che
- operino a distanza e on line,
- abbiano supporti elettromagnetici digitalizzati
- e agiscano in un regime di rete.
Per la sequenza del pensiero plastico digitale si potrebbe riprendere
tranquillamente quella del pensiero plastico ecologico, ma precisando
alcune cose specifiche:
la fonte della risorsa è un'emissione elettromagnetica che è
per sua natura apercettiva e quindi di non facile conoscibilità
e dai profili di sostenibilità decisamente problematici, pur
con un quadro di conoscenze scientifiche non ancora complete. E' il
classico campo in cui l'utilizzo richiede un'aggiunta di cautela, un
margine enfatizzato di controllo, un'accentuazione delle ricerche scientifiche
e conoscitive.
quando una risorsa è compromettibile e fonte di dubbi sulla sicurezza
(e in questo caso assai problematica) occorrerebbe una urbanistica,
ossia un governo del territorio molto oculato e convenzionato. Oggi
siamo in carenza di un sapere urbanistico sviluppato sul versante elettromagnetico
e digitale in specifico.
poiché un risultato di scoria o rifiuto da infosocietà
è l'elettrosmog, occorre pensare e gestire dei corridoi di rispetto
e tutela in cui i campi elettromagnetici siano sotto controllo e non
siano fonte di patologie e disagi per gli esseri viventi;
gli artefatti digitali si configurano per un forte carattere di immaterialità,
ossia non percettività, ma di azione a livello molecolare e cellulare,
allora va gestito lo spazio in cui gli infoggetti sono in azione a salvaguardia
della salute psicofisica degli utenti.
Ciò comporta avere un chiaro pensiero spaziale discontinuo: gli
infoggetti agiscono sul territorio in modo puntiforme da trasmittenti
che lanciano i messaggi. Gli infoggetti trasmittenti sono hard e quindi
sono percepibili e stanno in luoghi precisi, mentre le onde che emettono
non sono percepibili e occupano spazi o cablati o via etere, comunque
spazialità occulte. Occorre sviluppare capacità di pensiero
plastico delle spazialità occulte, perché occulto non
vuol dire non esistente.
Gli artefatti informativi conformati in materiali digitalizzati secondo
modalità di bits viaggiano via etere e fluttuano in corridoi
elettromagnetici che possono essere rappresentati in modo simbolico
ed iconico e gestiti dal pensiero plastico territoriale ed ecologico;
Gli artefatti informativi giungono a destinazione e riappaiono in forma
percettibile in terminali dove esistono periferiche del tipo monitor,
display, recettori sonori o di altra natura, applicazioni operative
che interfacciano modalità CAD/CAM. Dove gli artefatti digitali
si interfacciano con i loro decodificatori materiali, lì si manifestano
gli Oggetti epifanici dell'immateriale, ossia i luoghi dove i digitale
ritorna almeno parzialmente percettivo e immateriale e rivelatore di
presenze.
I luoghi di emissione l'elettromagnetica digitalizzata, i corridoi trasmettitivi
e i luoghi degli oggetti epifanici del digitale costituiscono l'insieme
strutturale del pensiero plastico immateriale e i luoghi di possibile
e doveroso impegno ecologico del controllo della sostenibilità
in quanto in tale spazialità si manifesta l'elettrosmog e la
possibile contaminazione culturale passivizzante degli infoggetti.
Gli infoggetti hanno quindi la necessità di essere pensati ecologicamente
in quanto grande risorsa espansiva della cultura, ma rischio di fonte
di elettrosmog.
Gli infoggetti d'altra parte devono essere pensati come artefatti che
possono favorire grandi rivoluzioni comportamentali:
possono ridurre l'inquinamento da trasporto materiale per molti prodotti;
possono favorire l'interconnessione tra molte culture e il dialogo multietnico,
possono intensificare l'azione delle comunità creative scientifiche,
artistiche e culturali, possono rinnovare e potenziare i sistemi formativi
e i processi di innovazione cognitiva e comportamentale. Ma possono
anche tramutarsi in una grande droga fatta di videogames passivizzanti,
in processi di omologazione, in traduzione strumentale dei rapporti
umani, reificandoli o virtualizzandoli.
Come sempre la Tecnologia non è né buona né cattiva:
ha semplicemente bisogno di un'etica chiaramente orientata su due elementi:
la salvaguardia progressiva dell'ambiente e l'evoluzione potenziante
delle specie viventi fra le quali l'uomo. Il pensiero plastico delle
spazialità digitalizzate dovrebbe essere in grado di collocare
e gestire questa complessa realtà.
UNA
METODOLOGIA DI LETTURA
L'ultima
parte della presente breve trattazione sugli elementi epistemici della
Tecnologia riguarderà alcune categorie che possono servire come
piste per indagare, conoscere e gestire un artefatto:
- dal suo interno, come elemento artificiale che ha caratteristiche
proprie. Le categorie suggerite sono quelle strutturali, teleologiche,
funzionali e comportamentali. Esse possono 'servire' come mappa semplificata
per capire la natura intrinseca di un artefatto, ossia il suo lessico,
la sua sintassi e la sua pragmatica.
- dal suo contesto, partendo dalla considerazione che un artefatto non
sta mai in un luogo astratto: occupa degli spazi e agisce in flussi
di tempo.
La spazialità di un artefatto incide sul suo dialogo-impatto
con l'ambiente, pertanto occorreranno alcune categorie ecologiche per
valutarlo (chiusura del cerchio, impronta ecologica, relazione sostenibile,
rispondenza dell'artefatto all'evoluzione dei bisogni e desideri antropici).
Un artefatto agisce anche in uno spazio sociale e quindi è rivolto
a gruppi e individui ed è il risultato di una complessa interazione
culturale composta da molti elementi ( scientifici, artistici, semiotici,
sociali). Ossia presenta un preciso profilo antrologico-culturale.
La Tecnologia
non è un sapere autosufficiente (è un limite, ma soprattutto
una sua ricchezza): per manifestarsi in maniera adeguata ha bisogno
di sconfinare e riconvertire in modalità proprie e compatibili
gli avanzamenti della scienza, dell'arte, dei linguaggi e delle organizzazioni
sociali.
Piste di
indagine ed interpretazione epistemica di un artefatto
A )
· Punto di vista centrato sul prodotto .
Si segnalano alcune piste che possono essere utili per comprendere la
natura intrinseca di un artefatto.
Sono piste che possono aiutare a farne un ritratto intimo e specifico,
mettendo meno in evidenza in questo approccio, la ricaduta sociale dello
stesso che sta momentaneamente sospesa e defilata.
Di fatto sono piste che aiutano a capire dell'artefatto:
- di che cosa è fatto e composto, la sua fisicità e le
eventuali componenti immateriali;
- a cosa serve e in che modo l'artefatto è strutturato per rispondere
agli scopi prefissati;
- quali processi attiva in partenza e in uscita usando materia - energia
- informazione
- come si muove e si comporta ogni parte e l'insieme dell'artefatto
Sottopunti
di vista per esplorare e gestire un artefatto
- Strutturale
- dati fisici, compositivi e progettuali dell'artefatto:
materiali
costituenti, parti costituenti, dimensioni, sistemi di trattamento dei
materiali
- Teleologico
- scopi assegnati all'artefatto e condizioni che permettono il conseguimento
degli scopi attraverso un uso corretto del sistema:
proprietà specifiche per gli scopi,, stati particolari, proprietà
e caratteristiche escluse perché colludenti con lo scopo, mantenimento
dello stato dell'artefatto in vista degli scopi, controllo degli stati
che attraversa l'artefatto per essere rispondente allo scopo
- Funzionale
- descrive la relazione tra l'entrata e l'uscita dell'artefatto in un
processo secondo termini di utilizzo di materia, energia, informazione:
svolge un ruolo, partecipa o cofunziona con una rete di processi, partecipa
all'organizzazione di un insieme di fenomeni per realizzare uno o più
scopi. Esempi di ruoli funzionali: generatore, condotto, barriera, serbatoio,
motore, alimentatore, sostegno, separatore, ecc.
- Comportamentale
descrive le quantità e le qualità proprie del comportamento
potenziale delle singole componenti di un artefatto e le loro interazioni:
ogni componente dell'artefatto si situa o si dinamicizza in certi modi
durante il flusso del tempo, ha insomma un suo stato o dinamica o modo
procedurale.
Il comportamento attuale è l'evoluzione dell'artefatto nel tempo
rilevato, secondo una traiettoria che si focalizza in un tempo dato:
alla condizione di una componente possono corrispondere stati diversi
delle altre componenti, per realizzare la traiettoria del comportamento
complessivo. Ad esempio se il comportamento dipende dalla condizione
di chiuso/aperto di alcune componenti, il tracciato si realizza se le
componenti sono fra loro chiuse o aperte in modo che il tracciato possa
svilupparsi senza intoppi. Si provi a pensare ad un circuito elettrico)
- Tutti
i singoli aspetti prima considerati si relazionano fra loro in modo
integrato costituendo ponti di relazione tra lo strutturale, il teleologico,
il funzionale e il comportamentale
B)
· Punto di vista centrato sulla relazione prodotto /contesto
Si segnalano
ora alcune piste che possono essere utili per comprendere il contesto,
l'ambiente e le relazioni in cui un artefatto opera.
Sono piste che possono aiutare a fare un ritratto ambientale, sociale
e culturale di un artefatto.
Di fatto rappresentano piste che aiutano a capire le letture dell'artefatto:
- di tipo ecologico
- di tipo antropologico culturale
Sottopunti
di vista per esplorare, conoscere gestire artefatti in senso:
B1)
· Ecologico chiusura de cerchio
[Rispetto alla materia, all'energia e all'informazione, l'artefatto
costituisce una trasformazione distruttiva o rinnovabile?]
impronta ecologica
[quanta parte del pianeta ( o dell'eliospazio) è coinvolta e
trasformata per produrre e mantenere l'artefatto]
relazione sostenibile
[l'artefatto è compatibile con il contesto considerando la durata
nel tempo ai vari livelli( tempi geologici, biologici, storici)]
rispondenza all'evoluzione dei bisogni e desideri
[adeguatezza e sostenibilità in relazione alla sociosfera: rispetto
all'emergenza e natura dei bisogni e desideri si tratta di artefatto
adeguato, obsoleto, in declino, innovatore, ,,,]
B2)
· Antropologico/culturale
Ogni artefatto appartiene all'impresa umana secondo le dinamiche attuali
e le connessioni storiche, insomma appartiene ad uno spazio-tempo antropico
ed è intriso dell'azione delle varie comunità che partecipano
alla sua costituzione ed uso.
Alcuni approcci sono fondamentali non solo per la componente conoscitiva,
ma per partecipare ai principali processi delle comunità e attori
sociali operanti nel contesto locale e globale.
Approccio Scientifico
A quali concetti/leggi, processi scientifici l'artefatto fa riferimento
in termini di scienza applicata dal momento in cui partecipa al sistema
materia - energia - informazione
Approccio
Artistico
A quali
movimenti artistici ed espressivi fa riferimento l'artefatto; si esprime
con esplicito collegamento all'artigianato o a codici espressivi alti;
è connesso a processi espliciti o impliciti della cultura del
design: ogni artefatto partecipa ad una visione estetica del reale
Approccio
Semiotico
A quale sistema di segni, anche ergonomici, appartiene l'artefatto e
quali sistemi di segni contiene; quali processi comunicativi attiva;
Quali linguaggi e codici contiene o fa attivare nell'utenza e nel contesto
Come struttura lo spazio e comportamenti individuali e di gruppo secondo
linguaggi che non appartengono per lo più ai codici verbali,
ma al pensiero plastico
Approccio
Sociale
- A quali gruppi sociali si rivolge
- In quale tipo di società viene usato
- In quale sistema produttivo è inserito e che ruolo gioca nell'organizzazione
- A quali leggi o regole o comportamenti sociali fa riferimento
- A quale processo storico partecipa o ha partecipato
- Di quale tipo di economia è espressione e quali processi economici
lo sostengono
- Quali principi etici lo legittimano o delegittimano
- A quale modello di esistenza e progetto di vita fa riferimento
Tecnologia
e sistema formativo
La Tecnologia
è entrata in maniera palese nel sistema formativo italiano e
con la nuova conformazione del sistema scolastico dovrebbe partire fin
dall'inizio dei processi dell'infanzia e dei bambini, configurandosi
come polo culturale portante.
Ciò non toglie che vi siano ancora molti che hanno una visione
della Tecnologia, minimalista o peggio strumentale e sussidiario, sminuendone
e non riconoscendone il grande valore culturale, valoriale ed educativo.
Ovviamente per loro incultura ed impreparazione.
Riconoscere il valore della Tecnologia non significa assolutamente sminuire
altre forme di cultura, ma semmai difendere una livello più avanzato
di cultura integrata, in cui la Tecnologia assieme alla Scienza e ai
Saperi dell'Uomo contribuisce all'evoluzione ed elevazione dell'Uomo
Contemporaneo.
Le poche note qui presenti vogliono mostrare in modo semplificato e
sintetico, lo spessore e la rilevanza del sapere Tecnologico ai fini
formativi.
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