MINISTERO DELL' ISTRUZIONE DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA
Polo Liceale Guerino Veronese
San Bonifacio (VR)

Direzione Generale per gli Ordini Scolastici

Tecnologia e Disegno:
L'Educazione Tecnologica nella Scuola Secondaria

Corso di formazione
per
Docenti degli istituti di istruzione secondaria di primo e di secondo grado
Garda (VR) 04-06 Dicembre 2001

DOCUMENTO FINALE

Gruppo di lavoro n. 2
Tutor: prof.ssa Mandosso Luisa

Prof. Brino Livio (S.M.S."L.B. Alberti") di Torino
Prof. Ciappina Santi (S.M.S. "M.Purrello") di S.Gregorio
Prof.ssa De Cesare M. Giacomina (S.M.S. Cisalpino-Marga) di Arezzo
Prof.ssa Patri Gabriella (S.M.S. "Vida-Pertini") di Alba
Prof. Valentino Nunzio (I.S."Pizzi") di Capua
Dirigente Scolastico Prof. Giancotti Floriana (L.S. "E.Majorana") di Latina
Prof. Paccosi Marco (L.S. "E.Majorana") di Latina

Riteniamo utile, per la chiarificazione del compito assunto, partire dalla citazione dell'ispettrice Perugini per la quale la tecnologia si può definire come "pensiero del tempo in cui siamo immersi".
Tale pensiero nasce da quando l'uomo si emancipa dalla natura guardandola con occhi nuovi " sorprendenti e inaspettati" (G. Righetto in "Quaderni" n.37.), esperienza che appartiene a tutta la storia dell'uomo, diventando uno dei fili conduttori fondamentali per la comprensione del mondo contemporaneo e del mondo attuale.
La pervasività della tecnologia nella strutturazione della società in cui viviamo modifica i modi di conoscere e di relazionarsi dei nostri giovani: da questo punto di vista la scuola appare un mondo arcaico e separato, persino un tantino incomprensibile, agli occhi di una generazione che costruisce la propria identità personale e sociale attraverso il rapporto con strumenti tecnologici sempre più numerosi e sofisticati.
La Scuola infatti non ha i registri linguistici ed i percorsi conoscitivi sufficientemente adeguati alla com-prensione delle trasformazioni avvenute.

Poiché la categoria concettuale fondamentale per pensare la tecnologia è quella della trasformazione, è assolutamente necessario che la scuola strutturi i propri percorsi formativi utilizzando questa categoria all'interno degli assi formativi di tutti i livelli scolastici.
Un paese occidentale avanzato come il nostro, che partecipa alle decisioni sui destini del mondo, ha una percezione arcaica di se stesso nel momento in cui discute ancora dell'opportunità di inserire i saperi legati alla tecnologia nei percorsi formativi dei giovani: è come un voler andare avanti rimanendo con la testa all'indietro.
Parafrasando E. Morin, bisogna rimettere la testa in ordine e pensare come il tecnoumanesimo possa costruire una formazione che sostenga e giustifichi lo stesso permanere della tradizione classica, che non si capisce se non attraverso le fil rouge che la tecnologia evidenzia nella storia della cultura.
Si tratta dunque di invertire l'attuale peso specifico dell'asse linguistico giustificandone diversamente la necessità e l'opportunità.
Oggi la cultura si deve far carico della cura dell'ambiente, della responsabilità etica e della compatibilità dei fini, e ciò si sviluppa attraverso la riflessione sulla base materiale della nostra vita che è sottoposta ai processi di sfruttamento manipolazione, trasformazione, e gestione delle risorse determinati dalle scelte politico-tecnologiche.
Solo un mondo di uomini addestrati a leggere la realtà del presente in tutte le sue implicazioni può controllare e finalizzare opportunamente le scelte.
Il rischio è che poiché i processi vanno comunque avanti si riproduca una società fortemente elitaria che un tempo egemonizzava attraverso i meccanismi di ceto e oggi opprime attraverso il dominio tecnico della tecnica, che sfugge al controllo di tutti (G. Orwell).
La dimensione progettuale è il modo attraverso il quale la tecnologia concretizza le idee in artefatti e gestisce i processi di trasformazione.
Conoscerne e sperimentarne la metodologia significa promuovere negli alunni la comprensione e l'uso di un metodo per la risoluzione di problemi concreti, la capacità di valutare tutti gli aspetti connessi ad ogni trasformazione della materia e di giudicare le sue ricadute sull'ambiente.
"…….La tecnologia è pre-visione, ossia capacità di far esistere un artefatto prima che questo sia effettivamente operante nel contesto reale.
I sistemi di rappresentazione sono di conseguenza strumenti fondamentali per la tecnologia: i sistemi di rappresentazione più tradizionali afferiscono al disegno…." (Ostuni maggio 2000).
Il disegno è il linguaggio universale che meglio si presta alla descrizione della tecnologia: il disegno è progettazione, è lettura del territorio, è rilievo, è analisi tecnica, è modellizzazione.
Ma è anche veicolo attraverso il quale l'estetica è diventata parte integrante della funzionalità ed è diventata un'aspirazione legittima di tutti determinandone la qualità della vita.
In questo senso è il design che rappresenta nella linea sopra indicata l'elemento che ha più profondamente inciso sulla qualità della trasformazione e sulla sua organizzazione in artefatti ridotti o estesi.
Il design gestisce non soltanto un momento fondamentale della filiera della produzione, ma gestisce anche il tema dell'estetica della trasformazione.
L'estetica del tecnologo è molto diversa dall'estetica dell'arte e dei sistemi espressivi in genere, pur non essendo in dissidio e cooperando anche con questi.

L'estetica del tecnologo ha come preoccupazione principale quella di attribuire agli artefatti la dote di essere segni, ossia non solo di funzionare ma di comunicare e di favorire i processi relazionali tra l'artefatto e l'utente dentro le comunità che utilizzano lo stesso tipo di artefatto.

La dimensione dell'estetica del tecnologico è una forma di gestione dei linguaggi socializzati dell'artificiale e consente un più efficace sistema di partecipazione al tessuto dell'ambiente costruito e naturale, ricercando fra questi un alto grado di sostenibilità e compatibilità, quando l'estetica non sia poveramente solo buona forma ma funzione sana.
Il quadro culturale complessivo e operativo è mutato radicalmente con l'affermarsi della società digitale che comporta un arricchimento culturale con l'integrazione del quadro alfanumerico con il quadro del multimedismo infatti il disegno digitale:

libera dalle fatiche inutili e dalla ripetitività del quotidiano garantendo precisione e risultati certi;
conserva gli elementi di soddisfazione e di piacere del lavoro ben fatto che alimentano la motivazione e il desiderio di costruire livelli più alti di performance;
permette a tutti gli allievi di arrivare a prodotti formalmente compiuti e di non subire la frustrazione di imperfezioni formali che il disegno manuale difficilmente elimina;
enfatizza il valore della progettazione, dell'ideazione libera, della consapevolezza del processo che dall'idea primordiale conduce all'idea compiuta e quindi conduce al pensiero plastico.
Le ragioni sopraesposte giustificano ampiamente la richiesta d'inserimento nel curricolo nazionale dell'educazione alla tecnologia dalla scuola di base alla scuola superiore, con gradi diversi di saperi competenze e di abilità da acquisire.