Relazione Cesare Leone
Il saluto che vi rivolgiamo è quello dell’Aniat, associazione
nazionale insegnanti area tecnologica la cui sede è a Torino.
Le sue origini risalgono al 1948 come Anided e al 1964 come Aniat.
Non sto a raccontarvi la storia dell’Associazione, ma prendere coscienza che il parlare oggi di cultura tecnologica è il frutto di una serie d’interventi che portiamo avanti da mezzo secolo.
Un concetto che negli anni 60 non si prendeva neanche in considerazione.
Dopo alterne vicende e non ultima dal 64 al 67 a salvaguardare il posto di lavoro da una parte ed a rendere obbligatoria una materia facoltativa: Applicazioni Tecniche, oggi possiamo asserire che questa cultura ha acquisito un ruolo principale ovvero è stata compresa la sua peculiarità, la sua importanza.
Ci sono voluti – dicevamo – anni e anni di pazienza, impegno, tenacia e soprattutto di iniziative di formazione e aggiornamento dei docenti del settore; una ricerca continua, intensa e coinvolgente sul campo, i cui risultati, a mano a mano che avanzavano, erano resi noti attraverso gli organi ufficiali di stampa (Area Tecnologica e Cultura Tecnologica), le collane di volumi, oggi CD.
Un primo favorevole riscontro l’abbiamo avuto nel 1977 con l’introduzione dell’Educazione Tecnica nella scuola media.
L’esito - pur essendo di notevole rilevanza - non ha soddisfatto la stessa associazione che veicolò la sua ricerca anche negli altri ordini di scuola.
La prova del fuoco avvenne nel 1984, momento in cui si discussero in CNPI anche i programmi della primaria.
Eletto in quel consesso, ove rimasi per dodici anni (1977 –1989), sostituito per fine mandato da G.P. Benente, ci siamo occupati con esiti soddisfacenti di tutte le riforme e
quindi anche dei programmi della scuola media (79) e quelli della scuola primaria (85).
Su quelli della scuola media, costituita una squadra Aniat vincente con Arabia, Benente, Famiglietti, Mandosso, approdammo a risultati eccellenti; per quelli della scuola elementare è stata leggermente dura.
Ero l’unico rappresentante Aniat in quel consesso e costituivo il cosiddetto ago di bilancia della maggioranza e avanzammo richiesta dell’introduzione della cultura tecnologica in quell’ordine di scuola.
In quel periodo il Consiglio Nazionale aveva un suo peso politico, una sua rilevanza e le sue iniziative o proposte erano prese in considerazione dai Ministri di turno e tradotte indisposizioni.
Comunque, dopo ampie trattative, discussioni, modifiche, interventi, la proposta fu accettata, ma come parte integrante delle scienze; accettammo a malincuore sottolineandone le differenze; così abbiamo posato la prima pietra, cioè tracciato un segno per continuare un percorso.
I programmi furono discussi, modificati, integrati,
revisionati e – finalmente - pubblicati sulla G.U. il 29 marzo 85 con DPR
12.02.85, n. 104 prevedendo sia in premessa che all’interno delle Scienze il
rapporto: Uomo – mondo della produzione:
L’alunno della scuola elementare
verrà posto a confronto con la realtà circostante costituito dal mondo della
produzione, dei prodotti e dei problemi ad esso connessi e della realtà
tecnologica.
Per realizzare
quest’obbiettivo sarà necessario promuovere l’abitudine alla osservazione, alla
riflessione, all’intervento tecnico, facendo largo uso del metodo induttivo e
ponendo in essere soprattutto attività operative in cui l’alunno sia condotto
gradualmente attraverso un iter che, partendo dall’osservazione prosegua
nell’analisi, la
concretizzazione dell’intervento e la verifica degli effetti conseguenti ad esso. In questo modo sarà possibile promuovere un primo approccio alla cultura tecnologica con la quale l’alunno dovrà progressivamente misurarsi a partire dalla scuola media di 1 grado.
Chissà quanti addetti ai lavori hanno letto e messo in atto questo paragrafo? Oggi sono nate le indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati, quarta versione, del prof. Bertagna, che soppianteranno tutto.
Nuovi obbiettivi, nuove conoscenze, nuove metodologie, nuovi piani di studio.
Comunque, in 40 anni – come si suole dire – ne abbiamo fatto di cotte e di crude: Corsi di aggiornamento, seminari, convegni, tavole rotonde, dibattiti, viaggi d’istruzione, pubblicazioni, sperimentazioni, ricerche, partecipato ai lavori della varie commissioni sui programmi, sulle indicazioni per gli esami di licenza media, sui concorsi, commissari di esame di abilitazione e di concorsi, elaborazione di percorsi e/o spaccati disciplinari, ecc. per questa benedetta cultura tecnologica .
Così un po’ alla volta (forse) facendo circolare la forza delle idee e non l’idea di forza siamo riusciti a fare capire che la cultura tecnologica non poteva continuare ad essere ignorata e rifiutata soprattutto in una società fortemente industrializzata come la nostra.
Infatti, in una società, come quella italiana,
avviata in modo sempre più accentuato verso una fase produttiva di tipo
postindustriale, si è manifestata l’esigenza di promuovere nelle giovani
generazioni una formazione che comprenda unitamente agli indispensabili valori
di tipo umanistico e scientifico, tradizionalmente riconosciuti come tali,
anche la capacità di comprendere la realtà tecnologica la cui presenza,
all’interno del sistema economico e sociale, condiziona in modo determinante la
vita di ogni individuo.
Da qui (forse) è emersa l’importanza, che poteva
sembrare scontata, di un’efficace
presenza dei Saperi Tecnologici che dovevano fare
riferimento ai rapporti dell’uomo con il mondo del costruito e l’ambiente
naturale in cui opera.
La cultura tecnologica , oggi più che mai, dovrà
costituire l’aspetto irrinunciabile della educazione del bambino, del
preadolescente e dell’adolescente nella scuola riformata e deve far sì che essi
siano iniziati e, quindi nell’arco degli studi, portati a conoscere e
comprendere la realtà tecnologica in cui vivono e con la quale interagiscono. E
da qui nasce anche il rapporto Uomo – Oggetto – Ambiente
Allo stato dei fatti la posizione acquisita dalla
cultura tecnologica è inequivocabile e la commissione Bertagna l’ha prevista
dalla 1 elementare alla 3 media con un possibile e fattibile sviluppo nel
biennio del superiore.
Necessita sistemare, però, delle parti nei vari
ordini di scuola avendo ignorato alcuni processi di produzione, trasformazione
e conservazione dei prodotti e prevedere il disegno quale linguaggio
universale.
Questi cinque giorni milanesi sono dedicati, ad un
seminario di produzione con una variegata presenza costituita da dirigenti
scolatici, docenti scuola media superiore, docenti scuola media inferiore,
docenti scuola elementare (fortemente in maggioranza e credo che ne conosciate
il motivo), tutti coinvolti in un progetto di formazione delle competenze degli
insegnanti nell’area tecnologica.
Un seminario progettato all’insegna dalla
convenzione stipulata fra Aniat e MIUR nel febbraio 2001e rinnovata
nell’ottobre 2002 dall’attuale Ministro.
Infatti, Ministero e ANIAT, sulla base delle
esigenze segnalate dal mondo della scuola e sulla base di indicazioni
provenienti dal campo della ricerca, si sono impegnati a coordinare
l'attuazione di un programma comune di interventi nel campo dell'insegnamento/
apprendimento delle discipline tecnico - tecnologiche, che potrà
coinvolgere anche altre Associazioni scientifiche e
professionali, relativamente all'area della formazione iniziale e in servizio
del personale docente scolastico, da realizzare in presenza e/ o a distanza.
L'area di intervento prevede iniziative di formazione sui profili disciplinari
volti alla promozione della professionalità docente e alla produzione di
materiali informativi/ formativi per l'autoaggiomamento del personale docente.
Sono previste, inoltre, azioni di socializzazione e di comunicazione relative
all'utilizzo di metodologie didattiche e alla elaborazione di strumenti di
autovalutazione professionale dell'efficacia dell'azione formativa.
L'ANIAT presenterà ogni anno un progetto di massima
di ricerca e studio finalizzato al perseguimento degli obiettivi di cui alla
convenzione.
I materiali didattici prodotti saranno di proprietà
del Ministero, che potrà diffonderli attraverso il sistema di documentazione
educativa curato dall'INDIRE, gli Uffici scolastici territoriali e le Reti di
scuole.
Pertanto le attività svolte in queste giornate di
studio, d’approfondimenti, di ricerca e d’interrelazioni costituiranno
materiale utile per la formazione in servizio e iniziale, l’autoformazione del
personale docente d’ogni ordine e grado e il suo inserimento in una piattaforma
e-learning vedrà interagire noi, con i tutor, il Miur, l’Indire in un continuo
processo di rinnovamento e di ricerca
in una scuola che cambia e che s’integra in un mondo tecnologico e
informatizzato, dominandolo e mantenendo la sua identità di scuola che educa,
scuola che colloca nel mondo, scuola dell’identità, scuola orientativa, ecc..