Pensiero Plastico[1] (contributo al dibattito del Prof. Gabriele Righetto)

Se si vuole insistere sull’ottica della Tecnologia come complesso di conoscenze, abilità, competenze e prospettive valoriali, allora è anche opportuno evidenziare la specifica modalità cognitiva e di pensiero della Tecnologia sintetizzabile nel concetto di Pensiero Plastico. Esso è almeno articolabile in

-          pensiero plastico esplorativo dell’esterno e dell’interno di un artefatto (girare attorno all’oggetto-artefatto e girare dentro l’artefatto)

-          pensiero plastico territoriale (girare per i luoghi dell’artefatto comprendendone la sua collocazione strutturata: coglie l’inserimento di un artefatto nella sua strutturazione e collocazione in un territorio – è adatto per artefatti di una certa dimensione e per gli artefatti a rete)

-          pensiero plastico ecologico (girare per i luoghi di un artefatto verificandone la puntuale sostenibilità delle sue parti con l’ambiente  la sua capcità di fornire la chiusura del cerchio: è una variante di quello territoriale, solo che non si limita a descrivere la territorialità, ma la valuta in termini di processo sostenibile e compatibile, perché rappresenta in modo organico le fasi dell’artefatto

-           dal suo sorgere come risorsa-materiali da contesto completamente naturale,

-          al suo conformarsi come artefatto territoriale adeguato ad un certo uso

-          alla sua dotazioni di dispositivi che rendono sostenibile la sua presenza sul territorio di collocazione o perché ha dispositivi di ecotecnologie (depuratori, filtri, smaltitori, disinquinatori che ricollocano sostanze degradate in condizione di rinaturfatti) o (e meglio) perché nel suo stesso essere, collocarsi e funzionarsi esprime continuamente uno stato di compatibilità, convivenza sostenibile e mancanza di impatto con l’ambiente in cui agisce e contribuisce fattivamente all’innalzamento della qualità della vita.

 

 

Il Pensiero plastico è la modalità di conoscenza e di operatività che agisce in un contesto di luoghi di cui si coglie la valenza spazio-temporale.

 

Il Pensiero Plastico pertanto si caratterizza per la capacità di esplorare l’esistente con

-          un approccio conoscitivo complesso che parte dal presupposto che

-          le componenti dell’esistente sono molteplici macroscopiche e microscopiche e multipercettive

-          il macroscopico, microscopico e multipercettivo riguarda il naturale e l’artificiale

-          una lettura sequenziata dell’esistente, tale lettura è intanto:

-          tridimensionale:  l’esistente è multipercettivo, ma la complessità è affrontabile secondo processi semplificatori usando almeno le categorie dell’indagine:

-          secondo prospetto ossia stabile da un punto frontale di un artefatto e considerandolo deliberatamente da quel punto di vista

-          secondo la lateralità ossia la lettura di un effetto rotazione, una volta stabilito uno stato di prospetto, atto esplorativo che consente di girare attorno ad un artefatto secondo la categoria della circonduzione

-          secondo una visione dall’alto ossia la capacità di esplorazione di un artefatto conosciuto da una condizione di elevazione rispetto al baricentro gravitazionale dell’artefatto, tale operazione conoscitiva contente di esplorare la parte ‘alta’ dell’artefatto e può tentare di prescindere dalle capacità deambulatorie della specie umana;

-          secondo uno visione dal basso  ossia la capacità di conoscere l’artefatto al di sotto del suo baricentro

 

Conoscenza in sequenza
L’insieme dell’approccio in precedenza illustrato consente di girare attorno all’artefatto e averne non una conoscenza istantanea e monoprospettica, ma una conoscenza in sequenza spaziotemporale.

Poiché ogni artefatto agisce in luoghi e in tempi, il governo di una conoscenza sequenziata che organizza l’esplorazione di luoghi e spazi secondo i tempi della procedura esplorativa, è una operazione di primaria importanza.

 

Spazialità interna

Gli artefatti in realtà non hanno soltanto un’esistenza superficiale, nel senso che non esistono solo nella loro superficie, ma manifestano una esistenza profonda, in quanto dotati di una spazialità interna.

Un artefatto occupa uno spazio che è delimitato da un fattore di superficie, ma in genere è costituito da una struttura spaziale interstiziale, spessa e chiusa. Questa struttura mediamente è apercettiva, nel senso che non ha un accesso conoscitivo immediato e nella stragrande maggioranza dei casi l’artefatto è opaco per quanti non ne hanno una conoscenza intima, ossia quella occultata e preclusa ai non detentori di conoscenza specifica.

 

Occorre allora favorire l’esplorazione e la conoscibilità interna mediante la rappresentazione secondo le costituenti sub-superficiali, applicando la metodologia della lettura sequenziata che passi da quella di superficie a quella apercettiva, usando gli strumenti del disegno e della rappresentazione in genere come modalità per rendere percettibile l’appercettibile.

 

Le metodologie dell’assonometria esplosa non sono che uno degli esempi possibili. Ma in un contesto informatizzato le promenades digitali sono forse la forma più spettacolare e convincente in contesto di infosocietà.

 

Le sequenze esplorative digitali di fatto costituiscono le forme più avanzate dell’esplorazione e rappresentazione degli artefatti, almeno allo sviluppo attuale delle tecnologie della rappresentazione.

Girare attorno all’esterno e girare all’interno di artefatti sono modalità primarie di conoscenza degli artefatti usando il pensiero plastico.

 

Pensiero plastico esteso o di scala

Gli artefatti molto spesso non sono di dimensione ridotta, anzi la Tecnologia contemporanea è individuabile per la presenza di artefatti estesi.

Artefatti estesi come una rete idrica (acquedotto + rete fognaria + depurazione + immissione in corpo idrico) oppure una rete elettrica oppure ancor più una rete di telecomunicazioni che implica una carambolazione di dati anche al sistema satellitare extraterrestre, sono tutti artefatti che non possono essere esplorati percettivamente in modo unitario, eppure occupano chiaramente degli spazi e agiscono in flussi di tempo. Spazi e tempi però assai dilatati.  Anch’essi quindi sono campo di pensiero plastico,  ma si tratta di pensiero plastico a grande scala  o pensiero plastico esteso.

 

Il pensiero plastico a grande scala può essere distinto in tre tipologie:

-          pensiero plastico territoriale

-          pensiero plastico ecologico

-          pensiero plastico della spazialità digitale.

 

Pensiero plastico territoriale

Il pensiero plastico territoriale tende a conoscere, esplorare, rappresentare e gestire artefatti che occupano estesi spazi di territorio fornendo materia o energia o informazione o un mix dei tre.

Il pensiero plastico territoriale è in genere capace di organizzare la conoscenza e la gestione di:

-          la fonte di erogazione e produzione di un bene o risorsa

       immessa in un artefatto;

-          i sistemi di trasporto e diffusione della risorsa attraverso

       tecnologie varie di conduzione e trasferimento

-          punti di erogazione della risorsa;

-          luoghi di utilizzo della risorsa,

-         immissione dei residui dell’artefatto utilizzato.

-         Il pensiero plastico ecologico

Il pensiero plastico ecologico è assai simile a quello territoriale, ma lo completa qualitativamente (anzi un pensiero plastico che fosse solo territoriale e non ecologico sarebbe un cattivo pensiero tecnologico perché declasserebbe la valutazione tecnologica di impatto ambientale).

Il pensiero plastico ecologico considera:

-          la fonte in cui è attingibile una risorsa e valuta se la sua

      attingibilità sia compatibile e sostenibile con il contesto in cui la risorsa è ricavata. Il pensiero plastico ecologico

      può considerare tecnologicamente inopportuno l’uso di una risorsa se questo uso è incompatibile con il

      mantenimento dell’ecosistema. Il pensiero plastico ecologico si domanda quindi primariamente se una tecnologia

      sia opportuna e vantaggiosa non solo in termini finanziari, ma anche in termini di capitale natura:

-          la tecnologia di gestione della fonte di erogazione della risorsa

-          gli ambiti territoriali interessati da sistemi di trasporto e diffusione della risorsa;

-          punti di erogazione della risorsa e loro impatto ambientale e culturale;

-          luoghi di utilizzo della risorsa e loro compatibilità e sostenibilità con il contesto;

-          luoghi di immissione dei residui dell’artefatto utilizzato e tecnologie applicate di riciclo, utilizzo, riuso e dismissione:

-          luoghi e tecnologie di trattamento dei residui;

-          riconduzione dei residui a stato di compatibilità con l’ecosistema;

-          dismissione dei residui trattati e riimmissione sostenibile e compatibile nell’ecosistema e nel tecnosistema (rinaturalizzazione).

 

La capacità di gestione del pensiero plastico dipende molto dai sistemi di pensiero rappresentativo che rende possibile comunicare ed elaborare il pensiero plastico, esso è solo in minima parte gestibile con il pensiero verbale, il pensiero plastico elettivamente si esprime attraverso il disegno, le illustrazioni e le rappresentazioni e le realizzazioni di modelli in genere. E’ pertanto un pensiero che ricorre molto al pensiero percettivo e visivo in particolare e con questi strumenti ragiona.

Il pensiero plastico della rappresentazione (soprattutto quello per modelli) è strumento fondamentale di conoscenza, progettazione e gestione per la tecnologia. Senza un’adeguata formazione al pensiero rappresentativo, la formazione di un tecnologo è inconsistente sia nella versione del tecnologo utente che nella versione del tecnologo professionista.

L’educazione al tecnologico pertanto non può sottovalutare la primaria importanza della cultura della rappresentazione senza attardarsi in forme di vetero disegno, ma enfatizzando i due poli fondanti della rappresentazione;

-          lo schizzo ideativo

-          e la rappresentazione digitalizzata statica e in movimento,  insomma è irrinunciabile sviluppare il pensiero 3D.

 

Pensiero plastico della spazialità digitale

Prima di passare ad altre importanti questioni, va fatta una precisazione sul terzo pensiero di scala, anche se il pensiero plastico territoriale e il pensiero plastico ecologico sono già le categorie fondanti: si tratta di fare un cenno sul pensiero plastico della spazialità digitale.

 

Il pensiero plastico della spazialità digitale si  riferisce a tutti gli artefatti che

-          operino a distanza e on line,

-          abbiano supporti elettromagnetici digitalizzati

-          e agiscano in un regime di rete.

 

Per la sequenza del pensiero plastico digitale si potrebbe riprendere tranquillamente quella del pensiero plastico ecologico, ma precisando alcune cose specifiche:

1)            la fonte della risorsa è un’emissione elettromagnetica che è per sua natura apercettiva e quindi di non facile conoscibilità e dai profili di sostenibilità decisamente problematici,  pur con un quadro di conoscenze scientifiche non ancora complete. E’ il classico campo in cui l’utilizzo richiede un’aggiunta di cautela, un margine enfatizzato di controllo, un’accentuazione delle ricerche scientifiche e conoscitive.

2)            quando una risorsa è compromettibile e fonte di dubbi sulla sicurezza (e in questo caso assai problematica) occorrerebbe una urbanistica, ossia un governo del territorio molto oculato e convenzionato. Oggi siamo in carenza di un sapere urbanistico sviluppato sul versante elettromagnetico e digitale in specifico.

3)               poiché un risultato di scoria o rifiuto da infosocietà è l’elettrosmog, occorre pensare e gestire dei corridoi di rispetto e tutela in cui i campi elettromagnetici siano sotto controllo e non siano fonte di patologie e disagi per gli esseri viventi;

4 )           gli artefatti digitali si configurano per un forte carattere di immaterialità, ossia non percettività, ma di azione a livello molecolare e cellulare, allora va gestito lo spazio in cui gli infoggetti sono in azione a salvaguardia della salute psicofisica degli utenti.

5)               Ciò comporta avere un chiaro pensiero spaziale discontinuo: gli infoggetti agiscono sul territorio in modo puntiforme da trasmittenti che lanciano i messaggi. Gli infoggetti trasmittenti sono hard e quindi sono percepibili e stanno in luoghi precisi, mentre le onde che emettono non sono percepibili e occupano spazi o cablati o via etere, comunque spazialità occulte. Occorre sviluppare capacità di pensiero plastico delle spazialità occulte, perché occulto non vuol dire non esistente.

6)               Gli artefatti informativi conformati in materiali digitalizzati secondo modalità di bits viaggiano via etere e fluttuano in corridoi elettromagnetici che possono essere rappresentati in modo simbolico ed iconico e gestiti dal pensiero plastico territoriale ed ecologico;

7)               Gli artefatti informativi giungono a destinazione e riappaiono in forma percettibile in terminali dove esistono periferiche del tipo monitor, display, recettori sonori o di altra natura, applicazioni operative che interfacciano modalità CAD/CAM. Dove gli artefatti digitali si interfacciano con i loro decodificatori materiali, lì si manifestano gli Oggetti Epifanici dell’Immateriale, ossia i luoghi dove i digitale ritorna almeno parzialmente percettivo e materiale e rivelatore di presenze.

8)               I luoghi di

-          emissione l’elettromagnetica digitalizzata,

-          i corridoi trasmettitivi

-          e i luoghi degli oggetti epifanici del digitale

costituiscono l’insieme strutturale del pensiero plastico immateriale e i luoghi di possibile e doveroso impegno ecologico del controllo della sostenibilità in quanto in tale spazialità si manifesta l’elettrosmog e la possibile contaminazione culturale passivizzante degli infoggetti.

Gli infoggetti hanno quindi la necessità di essere pensati ecologicamente

in quanto grande risorsa espansiva della cultura,  ma rischio di fonte di elettrosmog.

Gli infoggetti d’altra parte devono essere considerati come artefatti che possono favorire grandi rivoluzioni

comportamentali:

-   possono ridurre l’inquinamento da trasporto materiale per molti prodotti;

-   possono favorire l’interconnessione tra molte culture e il dialogo multietnico,

-    possono intensificare l’azione delle comunità creative scientifiche, artistiche e culturali,

-    possono rinnovare e potenziare i sistemi formativi e i processi di innovazione cognitiva e comportamentale.

 

Ma possono anche tramutarsi in una grande droga fatta di videogames passivizzanti, in processi di omologazione, in traduzione strumentale dei rapporti umani, reificandoli o virtualizzandoli.

9)              Come sempre la Tecnologia non è né buona né cattiva: ha semplicemente bisogno di un’etica chiaramente orientata su due elementi: la salvaguardia progressiva dell’ambiente e l’evoluzione potenziante delle specie viventi fra le quali l’uomo.

10)            Il pensiero plastico delle spazialità digitalizzate dovrebbe essere in grado di collocare e gestire questa complessa realtà

 

Punto di vista centrato sulla relazione prodotto/contesto

Si segnalano ora alcune piste che possono essere utili per comprendere il contesto, l’ambiente e le relazioni in cui un artefatto opera.

Sono piste che possono aiutare a fare un ritratto

-    ambientale,

-    sociale

-    e culturale

di un artefatto. Di fatto rappresentano piste che aiutano a capire le letture dell’artefatto:

-                     di tipo ecologico

-                     di tipo antropologico-culturale

 

Sottopunti di vista per  esplorare, conoscere, gestire artefatti in senso:

B1)      Ecologico

·          chiusura de cerchio

[Rispetto alla materia, all’energia e all’informazione, l’artefatto costituisce una trasformazione distruttiva o rinnovabile?] Vanno individuati i punti  territoriali e gli artefatti che garantiscono la chiusura del cerchio

·          impronta  ecologica

[quanta parte del pianeta ( o dell’eliospazio) è coinvolta e trasformata per produrre e mantenere l’artefatto] – è la lettura della planetarizzazione insita nell’artefatto, con la sua composizione glocale,  come esprime e organizza l’appartenenza locale e globale?

·          relazione sostenibile

[l’artefatto è compatibile con il contesto considerando la durata nel tempo ai vari livelli (tempi geologici, biologici, storici)]

·          rispondenza all’evoluzione dei bisogni e desideri

[adeguatezza e sostenibilità in relazione alla sociosfera: rispetto all’emergenza e

natura dei bisogni e desideri si tratta di artefatto adeguato, obsoleto, in declino, innovatore, ,,,?]

 

B2) Antropologico/culturale

Ogni artefatto appartiene all’impresa umana secondo le dinamiche attuali e le connessioni storiche, insomma appartiene ad uno spazio-tempo antropico ed è intriso dell’azione delle varie comunità che partecipano alla sua costituzione ed uso.

 



·           [1] Approccio Scientifico

·         A quali concetti / leggi, processi scientifici l’artefatto fa riferimento in termini di scienza applicata dal momento in cui partecipa al sistema materia – energia - informazione

·          Approccio Artistico

·         A quali movimenti artistici ed espressivi fa riferimento l’artefatto; si esprime con esplicito collegamento all’artigianato o a codici espressivi alti; è connesso a processi espliciti o impliciti della cultura del design: ogni artefatto partecipa ad una visione estetica del reale

·          Approccio Semiotico

°   A quale sistema di segni, anche ergonomici, appartiene l’artefatto e quali sistemi di                    segni contiene; quali processi comunicativi  attiva?

·          Quali linguaggi e codici contiene o fa attivare nell’utenza e nel contesto?

·         Come struttura lo spazio e i comportamenti individuali e di gruppo secondo linguaggi che non appartengono per lo più ai codici verbali, ma al pensiero plastico?

·          Approccio Sociale

·          A quali gruppi sociali si rivolge

·          In quale  tipo di società viene usato

·          In quale sistema produttivo è inserito e quale ruolo gioca nell’organizzazione

·          A quali leggi o regole o comportamenti sociali fa riferimento

·         A quale processo storico partecipa o ha partecipato

·         Di quale tipo di economia è espressione e quali processi economici lo sostengono

·         Quali principi etici lo legittimano o delegittimano

·         A quale modello di esistenza e progetto di vita fa riferimento

 

 

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