Se si vuole insistere sull’ottica della Tecnologia
come complesso di conoscenze, abilità,
competenze e prospettive valoriali, allora è anche opportuno evidenziare la
specifica modalità cognitiva e di pensiero della Tecnologia sintetizzabile nel
concetto di Pensiero Plastico. Esso
è almeno articolabile in
-
pensiero plastico
esplorativo dell’esterno
e dell’interno di un artefatto (girare attorno all’oggetto-artefatto e girare
dentro l’artefatto)
-
pensiero plastico
territoriale (girare
per i luoghi dell’artefatto comprendendone la sua collocazione strutturata:
coglie l’inserimento di un artefatto nella sua strutturazione e collocazione in
un territorio – è adatto per artefatti di una certa dimensione e per gli
artefatti a rete)
-
pensiero plastico ecologico (girare per i luoghi di un
artefatto verificandone la puntuale sostenibilità delle sue parti con
l’ambiente la sua capcità di fornire la
chiusura del cerchio: è una variante di quello territoriale, solo che non si
limita a descrivere la territorialità, ma la valuta in termini di processo
sostenibile e compatibile, perché rappresenta in modo organico le fasi
dell’artefatto
-
dal suo sorgere come risorsa-materiali da
contesto completamente naturale,
-
al
suo conformarsi come artefatto territoriale adeguato ad un certo uso
-
alla
sua dotazioni di dispositivi che rendono sostenibile la sua presenza sul
territorio di collocazione o perché ha dispositivi di ecotecnologie
(depuratori, filtri, smaltitori, disinquinatori che ricollocano sostanze
degradate in condizione di rinaturfatti) o (e meglio) perché nel suo stesso
essere, collocarsi e funzionarsi esprime continuamente uno stato di
compatibilità, convivenza sostenibile e mancanza di impatto con l’ambiente in
cui agisce e contribuisce fattivamente all’innalzamento della qualità della
vita.
Il Pensiero plastico è la modalità di conoscenza e
di operatività che agisce in un contesto di luoghi di cui si coglie la valenza
spazio-temporale.
Il Pensiero Plastico pertanto si caratterizza per la
capacità di esplorare l’esistente con
-
un
approccio conoscitivo complesso che
parte dal presupposto che
-
le
componenti dell’esistente sono molteplici
macroscopiche e microscopiche e multipercettive
-
il
macroscopico, microscopico e multipercettivo riguarda il naturale e l’artificiale
-
una
lettura sequenziata dell’esistente, tale
lettura è intanto:
-
tridimensionale: l’esistente è multipercettivo, ma la complessità è affrontabile
secondo processi semplificatori usando almeno le categorie dell’indagine:
-
secondo prospetto ossia stabile da un punto
frontale di un artefatto e considerandolo deliberatamente da quel punto di
vista
-
secondo la lateralità ossia la lettura di un
effetto rotazione, una volta stabilito uno stato di prospetto, atto esplorativo
che consente di girare attorno ad un
artefatto secondo la categoria della circonduzione
-
secondo una visione
dall’alto
ossia la capacità di esplorazione di un artefatto conosciuto da una condizione
di elevazione rispetto al baricentro gravitazionale dell’artefatto, tale
operazione conoscitiva contente di esplorare la parte ‘alta’ dell’artefatto e
può tentare di prescindere dalle capacità deambulatorie della specie umana;
-
secondo uno visione dal
basso ossia la capacità di conoscere l’artefatto al
di sotto del suo baricentro
Poiché ogni artefatto agisce in luoghi e in tempi,
il governo di una conoscenza sequenziata che organizza l’esplorazione di luoghi
e spazi secondo i tempi della procedura esplorativa, è una operazione di
primaria importanza.
Gli artefatti in realtà non hanno soltanto
un’esistenza superficiale, nel senso che non esistono solo nella loro
superficie, ma manifestano una esistenza profonda, in quanto dotati di una spazialità interna.
Un artefatto occupa uno spazio che è delimitato da
un fattore di superficie, ma in genere è costituito da una struttura spaziale
interstiziale, spessa e chiusa. Questa struttura
mediamente è apercettiva, nel senso che non ha un accesso conoscitivo
immediato e nella stragrande maggioranza dei casi l’artefatto è opaco per quanti non ne hanno una conoscenza intima, ossia quella occultata e preclusa ai non
detentori di conoscenza specifica.
Occorre allora favorire l’esplorazione e la
conoscibilità interna mediante la rappresentazione secondo le costituenti sub-superficiali,
applicando la metodologia della lettura sequenziata che passi da quella di
superficie a quella apercettiva, usando gli strumenti del disegno e della
rappresentazione in genere come modalità per rendere percettibile
l’appercettibile.
Le metodologie dell’assonometria esplosa non sono che uno degli esempi possibili. Ma in
un contesto informatizzato le promenades
digitali sono forse la forma più spettacolare e convincente in contesto di
infosocietà.
Le sequenze esplorative digitali di fatto costituiscono le forme più avanzate dell’esplorazione e rappresentazione degli artefatti, almeno allo sviluppo attuale delle tecnologie della rappresentazione.
Girare attorno all’esterno e girare all’interno di artefatti sono modalità primarie di conoscenza degli artefatti usando il pensiero plastico.
Pensiero plastico esteso o di scala
Gli artefatti molto spesso non sono di dimensione ridotta, anzi la Tecnologia contemporanea è individuabile per la presenza di artefatti estesi.
Artefatti estesi come una rete idrica (acquedotto + rete fognaria + depurazione +
immissione in corpo idrico) oppure una
rete elettrica oppure ancor più una rete
di telecomunicazioni che implica una carambolazione di dati anche al
sistema satellitare extraterrestre, sono tutti artefatti che non possono essere
esplorati percettivamente in modo unitario, eppure occupano chiaramente degli
spazi e agiscono in flussi di tempo. Spazi e tempi però assai dilatati. Anch’essi quindi sono campo di pensiero plastico, ma si tratta di pensiero plastico a grande scala o pensiero plastico esteso.
Il pensiero plastico a grande scala può essere distinto in tre tipologie:
-
pensiero plastico
territoriale
- pensiero plastico ecologico
- pensiero plastico della spazialità digitale.
Pensiero plastico
territoriale
Il pensiero plastico territoriale tende a conoscere, esplorare, rappresentare e gestire artefatti che occupano estesi spazi di territorio fornendo materia o energia o informazione o un mix dei tre.
Il pensiero plastico territoriale è in genere capace di organizzare la conoscenza e la gestione di:
- la fonte di erogazione e produzione di un bene o risorsa
immessa in un artefatto;
- i sistemi di trasporto e diffusione della risorsa attraverso
tecnologie varie di conduzione e trasferimento
- punti di erogazione della risorsa;
- luoghi di utilizzo della risorsa,
-
immissione dei
residui dell’artefatto utilizzato.
-
Il pensiero plastico
ecologico
Il pensiero plastico ecologico è assai simile a quello territoriale, ma lo completa qualitativamente (anzi un pensiero plastico che fosse solo territoriale e non ecologico sarebbe un cattivo pensiero tecnologico perché declasserebbe la valutazione tecnologica di impatto ambientale).
Il pensiero plastico ecologico considera:
- la fonte in cui è attingibile una risorsa e valuta se la sua
attingibilità sia compatibile e sostenibile con il contesto in cui la risorsa è ricavata. Il pensiero plastico ecologico
può considerare tecnologicamente inopportuno l’uso di una risorsa se questo uso è incompatibile con il
mantenimento dell’ecosistema. Il pensiero plastico ecologico si domanda quindi primariamente se una tecnologia
sia opportuna e vantaggiosa non solo in termini finanziari, ma anche in termini di capitale natura:
- la tecnologia di gestione della fonte di erogazione della risorsa
- gli ambiti territoriali interessati da sistemi di trasporto e diffusione della risorsa;
- punti di erogazione della risorsa e loro impatto ambientale e culturale;
- luoghi di utilizzo della risorsa e loro compatibilità e sostenibilità con il contesto;
- luoghi di immissione dei residui dell’artefatto utilizzato e tecnologie applicate di riciclo, utilizzo, riuso e dismissione:
- luoghi e tecnologie di trattamento dei residui;
- riconduzione dei residui a stato di compatibilità con l’ecosistema;
- dismissione dei residui trattati e riimmissione sostenibile e compatibile nell’ecosistema e nel tecnosistema (rinaturalizzazione).
La capacità di gestione del pensiero plastico dipende molto dai sistemi di pensiero rappresentativo che rende possibile comunicare ed elaborare il pensiero plastico, esso è solo in minima parte gestibile con il pensiero verbale, il pensiero plastico elettivamente si esprime attraverso il disegno, le illustrazioni e le rappresentazioni e le realizzazioni di modelli in genere. E’ pertanto un pensiero che ricorre molto al pensiero percettivo e visivo in particolare e con questi strumenti ragiona.
Il pensiero plastico della rappresentazione (soprattutto quello per modelli) è strumento fondamentale di conoscenza, progettazione e gestione per la tecnologia. Senza un’adeguata formazione al pensiero rappresentativo, la formazione di un tecnologo è inconsistente sia nella versione del tecnologo utente che nella versione del tecnologo professionista.
L’educazione al tecnologico pertanto non può sottovalutare la primaria importanza della cultura della rappresentazione senza attardarsi in forme di vetero disegno, ma enfatizzando i due poli fondanti della rappresentazione;
-
lo schizzo ideativo
- e la rappresentazione digitalizzata statica e in movimento, insomma è irrinunciabile sviluppare il pensiero 3D.
Pensiero plastico della
spazialità digitale
Prima di passare ad altre importanti questioni, va fatta una precisazione sul terzo pensiero di scala, anche se il pensiero plastico territoriale e il pensiero plastico ecologico sono già le categorie fondanti: si tratta di fare un cenno sul pensiero plastico della spazialità digitale.
Il pensiero plastico della spazialità digitale si riferisce a tutti gli artefatti che
- operino a distanza e on line,
- abbiano supporti elettromagnetici digitalizzati
- e agiscano in un regime di rete.
Per la sequenza del pensiero plastico digitale si potrebbe riprendere tranquillamente quella del pensiero plastico ecologico, ma precisando alcune cose specifiche:
1) la fonte della risorsa è un’emissione elettromagnetica che è per sua natura apercettiva e quindi di non facile conoscibilità e dai profili di sostenibilità decisamente problematici, pur con un quadro di conoscenze scientifiche non ancora complete. E’ il classico campo in cui l’utilizzo richiede un’aggiunta di cautela, un margine enfatizzato di controllo, un’accentuazione delle ricerche scientifiche e conoscitive.
2) quando una risorsa è compromettibile e fonte di dubbi sulla sicurezza (e in questo caso assai problematica) occorrerebbe una urbanistica, ossia un governo del territorio molto oculato e convenzionato. Oggi siamo in carenza di un sapere urbanistico sviluppato sul versante elettromagnetico e digitale in specifico.
3) poiché un risultato di scoria o rifiuto da infosocietà è l’elettrosmog, occorre pensare e gestire dei corridoi di rispetto e tutela in cui i campi elettromagnetici siano sotto controllo e non siano fonte di patologie e disagi per gli esseri viventi;
4 ) gli artefatti digitali si configurano per un forte carattere di immaterialità, ossia non percettività, ma di azione a livello molecolare e cellulare, allora va gestito lo spazio in cui gli infoggetti sono in azione a salvaguardia della salute psicofisica degli utenti.
5) Ciò comporta avere un chiaro pensiero spaziale discontinuo: gli infoggetti agiscono sul territorio in modo puntiforme da trasmittenti che lanciano i messaggi. Gli infoggetti trasmittenti sono hard e quindi sono percepibili e stanno in luoghi precisi, mentre le onde che emettono non sono percepibili e occupano spazi o cablati o via etere, comunque spazialità occulte. Occorre sviluppare capacità di pensiero plastico delle spazialità occulte, perché occulto non vuol dire non esistente.
6) Gli artefatti informativi conformati in materiali digitalizzati secondo modalità di bits viaggiano via etere e fluttuano in corridoi elettromagnetici che possono essere rappresentati in modo simbolico ed iconico e gestiti dal pensiero plastico territoriale ed ecologico;
7) Gli artefatti informativi giungono a destinazione e riappaiono in forma percettibile in terminali dove esistono periferiche del tipo monitor, display, recettori sonori o di altra natura, applicazioni operative che interfacciano modalità CAD/CAM. Dove gli artefatti digitali si interfacciano con i loro decodificatori materiali, lì si manifestano gli Oggetti Epifanici dell’Immateriale, ossia i luoghi dove i digitale ritorna almeno parzialmente percettivo e materiale e rivelatore di presenze.
8) I luoghi di
- emissione l’elettromagnetica digitalizzata,
- i corridoi trasmettitivi
- e i luoghi degli oggetti epifanici del digitale
costituiscono l’insieme strutturale del pensiero plastico immateriale e i luoghi di possibile e doveroso impegno ecologico del controllo della sostenibilità in quanto in tale spazialità si manifesta l’elettrosmog e la possibile contaminazione culturale passivizzante degli infoggetti.
Gli infoggetti hanno quindi la necessità di essere pensati ecologicamente
in quanto grande risorsa espansiva della cultura, ma rischio di fonte di elettrosmog.
Gli infoggetti d’altra parte devono essere considerati come artefatti che possono favorire grandi rivoluzioni
comportamentali:
- possono ridurre l’inquinamento da trasporto materiale per molti prodotti;
- possono favorire l’interconnessione tra molte culture e il dialogo multietnico,
- possono intensificare l’azione delle comunità creative scientifiche, artistiche e culturali,
- possono rinnovare e potenziare i sistemi formativi e i processi di innovazione cognitiva e comportamentale.
Ma possono anche tramutarsi in una grande droga fatta di videogames passivizzanti, in processi di omologazione, in traduzione strumentale dei rapporti umani, reificandoli o virtualizzandoli.
9)
Come sempre la Tecnologia non è né buona né cattiva: ha
semplicemente bisogno di un’etica
chiaramente orientata su due elementi: la
salvaguardia progressiva dell’ambiente e l’evoluzione potenziante delle specie
viventi fra le quali l’uomo.
10) Il pensiero plastico delle spazialità digitalizzate dovrebbe essere in grado di collocare e gestire questa complessa realtà
Punto di vista centrato
sulla relazione prodotto/contesto
Si segnalano ora alcune piste che possono essere
utili per comprendere il contesto, l’ambiente e le relazioni in cui un
artefatto opera.
Sono piste che possono aiutare a fare un ritratto
-
ambientale,
-
sociale
-
e culturale
di un
artefatto. Di fatto rappresentano piste che aiutano a capire le letture
dell’artefatto:
-
di tipo ecologico
-
di tipo
antropologico-culturale
Sottopunti di vista per
esplorare, conoscere, gestire artefatti in senso:
B1) Ecologico
·
chiusura de cerchio
[Rispetto alla materia, all’energia e
all’informazione, l’artefatto costituisce una trasformazione distruttiva o
rinnovabile?] Vanno individuati i punti
territoriali e gli artefatti che garantiscono la chiusura del cerchio
·
impronta ecologica
[quanta parte del pianeta ( o dell’eliospazio)
è coinvolta e trasformata per produrre e mantenere l’artefatto] – è la lettura
della planetarizzazione insita nell’artefatto, con la sua composizione
glocale, come esprime e organizza
l’appartenenza locale e globale?
·
relazione sostenibile
[l’artefatto è compatibile con il contesto considerando la durata nel
tempo ai vari livelli (tempi geologici, biologici, storici)]
·
rispondenza all’evoluzione dei bisogni e desideri
[adeguatezza e sostenibilità in relazione alla
sociosfera: rispetto all’emergenza e
natura dei bisogni e desideri si tratta di artefatto adeguato,
obsoleto, in declino, innovatore, ,,,?]
B2) Antropologico/culturale
Ogni artefatto appartiene all’impresa umana secondo le dinamiche attuali e le connessioni storiche, insomma appartiene ad uno spazio-tempo antropico ed è intriso dell’azione delle varie comunità che partecipano alla sua costituzione ed uso.
·
[1] Approccio Scientifico
·
A quali concetti / leggi,
processi scientifici l’artefatto fa riferimento in termini di scienza applicata
dal momento in cui partecipa al sistema materia – energia - informazione
·
Approccio Artistico
·
A quali movimenti artistici
ed espressivi fa riferimento l’artefatto; si esprime con esplicito collegamento
all’artigianato o a codici espressivi alti; è connesso a processi espliciti o
impliciti della cultura del design: ogni artefatto partecipa ad una visione
estetica del reale
·
Approccio Semiotico
·
Quali linguaggi e codici
contiene o fa attivare nell’utenza e nel contesto?
·
Come struttura lo spazio e i
comportamenti individuali e di gruppo secondo linguaggi che non appartengono
per lo più ai codici verbali, ma al pensiero plastico?
·
Approccio Sociale
·
A quali gruppi sociali si
rivolge
·
In quale tipo di società viene usato
·
In quale sistema produttivo è
inserito e quale ruolo gioca nell’organizzazione
·
A quali leggi o regole o
comportamenti sociali fa riferimento
·
A quale processo storico
partecipa o ha partecipato
·
Di quale tipo di economia è
espressione e quali processi economici lo sostengono
·
Quali principi etici lo
legittimano o delegittimano
·
A quale modello di esistenza
e progetto di vita fa riferimento