Libri consigliati
La riforma sperimentata.
La Legge 53 al vaglio della scuola
militante di Giacomo Giustolisi
M. Famiglietti (a cura di), Sperimentare aiuta la qualità della scuola,
Istituto Comprensivo di Monghidoro (BO)
Tecnodid editrice, Napoli, 2004, pp.160, euro11,00.
Quanto mai opportuna ci sembra, di questi tempi, la pubblicazione che segnaliamo all’attenzione degli insegnanti, anche perchè intorno alla riforma Moratti – che da settembre 2004 partirà nelle classi iniziali delle scuole primaria e secondaria di primo grado, nonché nella scuola dell’infanzia – si è detto e scritto di tutto e di più in termini di pre-giudizio e di valutazione ideologica e politica, mentre assai poco ne sono stati analizzati gli aspetti educativi, didattici e di innovazione pedagogica. La stessa fase di sperimentazione, del resto, si è svolta fra non poche discussioni e polemiche “preventive”, tanto che, ad esempio, l’Istituto Comprensivo di Monghidoro è stata l’unica scuola statale della provincia di Bologna a voler sperimentare la riforma stessa.
Se dobbiamo esprimere un’opinione da quanto emerge dal libro in questione, la decisione presa si è rivelata quanto mai produttiva, dimostrando se non altro che è possibile coniugare le “migliori pratiche” didattiche ed educative (presenti per altro in molte realtà scolastiche del nostro Paese) con le nuove indicazioni legislative contenute nella riforma.
Per affrontare il percorso della sperimentazione, l’Istituto di Monghidoro si è in primo luogo assicurato la “regia” di un consulente scientifico di grande competenza ed esperienza nel campo delle scienze e delle pratiche dell’apprendimento, nella persona di Maria Famiglietti, per molti anni ricercatrice presso l’IRRE Emilia-Romagna e autrice di testi scolastici e di ricerca didattica, che ha lavorato a stretto contatto di gomito con gli insegnanti nelle classi coinvolte, oltre ad aver dato un contributo importante nella progettazione dell’intero processo di sperimentazione.
Per chiarire subito la portata di questo progetto, vediamo quanto scrive Famiglietti nell’introduzione alla seconda parte del volume (Saperi, sapori, valori del mondo rurale):”Quando fu presentato il progetto di sperimentazione della scuola di Monghidoro a un gruppo di docenti operanti nelle scuole elementari della provincia di Bologna, alcuni, sentendo che i laboratori erano incentrati sulla fattoria, obiettarono che non si trattava di un’esperienza nuova. Al termine della presentazione i medesimi insegnanti capirono che l’aspetto significativo non riguardava il che cosa della proposta bensì il come. Infatti tutte le domande poste si rifacevano a quanto era stato illustrato circa lo sviluppo delle capacità logiche, gli aspetti relativi all’educazione linguistica, la costruzione della conoscenza utilizzando tutti i sensi, l’approccio alle grandezze attraverso stime secondo l’iter del problem solving, l’utilizzo dei colori primari per ottenere una tavolozza che comprenda tutti gli altri colori. Ulteriore aspetto significativo apprezzato da tutti i presenti è stato quello della sistemazione della conoscenza in classe a seguito dei laboratori e attraverso una didattica rigorosa nelle fasi di metacognizione, in grado di rendere consapevoli i bambini delle procedure e di guidarli quindi alla costruzione del sapere. Questi, cioè gli aspetti relativi allo sviluppo di competenze logiche e trasversali, sono stati i veri soggetti della Sperimentazione, in altre parole: l’azione del bambino è alla base di ogni esperimento significativo.”.
Sotto il profilo formale, la documentazione puntuale dell’esperienza di Monghidoro è stata organizzata nel testo in due parti. La prima parte (Sperimentare per vitalizzare la qualità dell’insegnamento), si apre con una presentazione dove Lucrezia Stellacci, Direttore scolastico regionale Emilia-Romagna, evidenzia la novità “epocale”di una riforma che investe tutti gli ordini di scuola e chiarisce i punti qualificanti del progetto monghidorese. Successivamente compaiono nell’ordine i contributi dei rappresentanti dell’Ente Locale, che evidenziano l’elevato coinvolgimento del territorio a sostegno del progetto di sperimentazione, - condizione questa assai importante per il successo del progetto di riforma - e l’intervento del dirigente scolastico di Monghidoro, che espone il modello e le linee guida del progetto adottato dalla scuola, i criteri di scelta degli esperti, il problema della comunicazione e della documentazione dell’esperienza svolta, della quale vengono allegati i documenti fondamentali (progetto, rapporto di sperimentazione, migliori pratiche).
Segue poi il contributo di di Maria Famiglietti, una lucida analisi degli elementi caratterizzanti la riforma Moratti in rapporto alla dimensione formativa della scuola, al cui interno si segnala soprattutto la chiarezza con la quale viene esplicitato da un lato l’approccio scientifico al processo di formazione e, dall’altro, il concetto di “scuola-laboratorio”, consistente nel superamento della lezione frontale, dove l’insegnante trasmette contenuti da ripetere e memorizzare, per imboccare invece la strada della ricerca, dove l’insegnante assume il ruolo di coordinatore stimolando gli alunni a costruire conoscenza intorno a un problema, ricercando i dati da diverse fonti, costruendo ipotesi da verificare sia a livello cognitivo sia sul piano manipolativo e sperimentale.
Chiude questa parte il chiarimento degli aspetti più salienti relativi al processo di valutazione, dove Giacomo Giustolisi presenta una microstoria della valutazione nella scuola italiana da Gentile a Moratti e Maria Lucia Giovannini esplora e chiarisce la portata innovativa sottesa all’introduzione del portfolio, analizzando la letteratura scientifica sul tema e ipotizzando possibili scenari per un’efficace costruzione di questo fondamentale strumento di documentazione , valutazione e autovalutazione dell’alunno.
La seconda parte del testo (Saperi, sapori, valori del mondo rurale) è tutta dedicata alla cronaca e all’analisi dell’esperienza didattica della sperimentazione, incentrata - come si è anticipato – sulle attività svolte dai bambini nella Fattoria Berti. In queste pagine la parola passa dagli esperti agli insegnanti e agli alunni che hanno lavorato nella sperimentazione:
- Giovanna Collina, responsabile del progetto per le classi prime e appassionata animatrice dell’intera esperienza, presenta il protocollo di FATTOSCUOLARIA (la scuola nell’ambiente della fattoria all’aria aperta) e tutti gli allegati che ci danno la cronaca puntuale del lavoro svolto dai bambini nei vari laboratori attivati;
- Sabrina Selleri introduce il raccordo effettuato nella scuola dell’infanzia, ravvivato dalla briosa verbalizzazione del dialogo educativo tra i bambini e l’insegnante;
- Maria Valeria Salomoni, Giovanna Collina, Maria Annunziata Tedeschi, Angela Chirico e Immacolata Giordano approfondiscono le fasi didattiche e operative di ciascun laboratorio;
- Rolando Secchi riassume l’esperienza del laboratorio di educazione all’immagine condotto nella fattoria e incentrato sul problema dello stereotipo figurativo,
- Maria Cristina Nanni presenta il raccordo con la scuola secondaria di primo grado in un’ottica di continuità educativa e didattica con l’esperienza di ricerca/azione avviata dalla scuola primaria.
Il testo si chiude riportando alcune note molto significative che sottolineano la valenza formativa degli strumenti logici utilizzati nel corso della sperimentazione: la sequenza R.A.Re.Co. per guidare gli alunni dall’analisi alla comunicazione di un insieme complesso; il debriefing conclusivo che ha stimolato nei bambini una metacognizione sull’apprendimento; gli strumenti formativi (grafo ad albero, diagramma di Eulero-Venn, indice americano, espressione lineare, testo scritto) che formalizzano e visualizzano le operazioni mentali di analisi e comunicazione di un contesto complesso; gli (s)pieghevoli costruiti dagli alunni per raccogliere e documentare in modo semplice e rigoroso tutte le fasi del lavoro svolto nei laboratori della sperimentazione.
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