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Maurizio Garbati

Laboratorio di Microrobotica

collana Esperienze e progetti per la formazione,
CDE Centro di documentazione educativa / Editrice Vicolo del Pavone, Piacenza, 2003
144 pp., euro 8,00.

COMPITO IN CLASSE: COSTRUIAMO UN ROBOTINO

di Maria Famiglietti

Per una disciplina che, anche alla luce delle recenti polemiche scaturite dalle prospettive non esaltanti contenute nei primi decreti attuativi della riforma Moratti per la scuola primaria, non sembra godere di ottima salute, questo agile volumetto di Maurizio Garbati, docente di Educazione tecnica nella scuola media, rappresenta un contributo progettuale e operativo di grande spessore e di immediata spendibilità nel fare scuola. Il libro, pubblicato nella collana Esperienze e progetti per la formazione, diretta con instancabile passione e lungimiranza da Giancarlo Sacchi, animatore del CDE, Centro di documentazione educativa di Piacenza, si propone all’attenzione dei docenti e degli operatori della formazione non solo per l’estrema attualità dei suoi temi specifici (si pensi ad esempio alle “meravigliose” imprese che la robotica ci ha mostrato con le sonde spaziali inviate su Marte), ma anche – e direi soprattutto – per la capacità di suscitare nel lettore una profonda e non scontata riflessione sulle possibilità che la formazione tecnologica offre ai nostri giovani nel coniugare lo sviluppo del pensiero produttivo con l’utilizzo consapevole, vale a dire progettato e controllato, di tecnologie “vecchie” come la meccanica, di “mezza età” come l’elettronica e “nuove” come l’informatica e la robotica.

Come chiarisce l’Autore stesso, l’esigenza prioritaria che lo ha spinto ad avviare con i suoi alunni di scuola media questa esperienza di laboratorio di microrobotica all’interno del curricolo di educazione tecnica è stata da un lato “quasi un’emergenza disciplinare di una attenta rilettura della disciplina nei suoi confini ben precisi di contenuti, procedimenti e linguaggi”, e dall’altro la disponibilità sul mercato di particolari set di costruzione Lego (Lego-Dacta), vale a dire di materiali fisicamente e concettualmente collegati ai tradizionali “mattoncini” da costruzione ben presenti nell’esperienza quotidiana degli alunni fin dall’età prescolare, e da tempo utilizzati sistematicamente in ambiente educativo nei Paesi di area anglosassone.

In sintesi si può dire che il contenuto del testo - lungo una serie di brevi capitoli ampiamente corredati da immagini anche a colori dei singoli componenti utilizzati e dei piccoli robot realizzati dagli alunni - espone un percorso metodologico e operativo che ha portato gli alunni, partendo dalla loro attitudine naturale a giocare per esplorare il mondo e imparare come funzionano le cose, allo studio dei principi fisici e meccanici di funzionamento di alcuni sistemi di trasmissione del moto, all’analisi di alcuni linguaggi di programmazione della robotica e quindi all’utilizzo dei kit Lego Dacta per costruire e far funzionare diversi modelli di robot dotati di caratteristiche e funzioni differenti.

Naturalmente quel che colpisce maggiormente in questo affascinante percorso di studio e apprendimento non è tanto le particolari abilità dell’insegnante o dei suoi alunni – che tuttavia risultano indubbiamente notevoli - quanto piuttosto la chiarezza e il rigore della metodologia impiegata e la consapevolezza che la scuola laboratorio non si realizza tanto grazie alla disponibilità di strutture fisiche attrezzate quanto piuttosto tramite la maturazione di una didattica interattiva in cui il ruolo del docente si configura come mediatore, con competenze sia di ascolto sia disciplinari e metodologiche.
Un altro aspetto da sottolineare in questa esperienza è senz’altro quello della sua specificità formativa nel processo di innovazione della didattica di area tecnologica, proprio perchè l’attivazione di un laboratorio di microrobotica consente, tra l’altro, agli alunni: - la ricerca di scelte razionali nella soluzione di problemi e di ottimizzazione delle stesse in attività controllate di progettazione/realizzazione; - l’utilizzo consapevole e finalizzato di linguaggi specifici della tecnologia; - l’utilizzo di modelli analogici e la costruzione di modelli interpretativi per la lettura di un fatto o di un fenomeno; la possibilità di realizzare modelli analogici di sistemi complessi, dove il principio dell’analogia si riscontra non tanto nella corrispondenza di materiali, quanto piuttosto nella visualizzazione di rapporti topologici, funzionali, di relazione e sequenzialità logica. Ricordiamo infine che esperienze di questo tipo, che non richiedono nelle scuole dotazioni particolarmente complesse o competenze estremamente sofisticate negli insegnanti, traggono impulso anche dall’azione del settore Servizi Educativi del Museo delle Scienze e della Tecnologia di Milano, che da anni svolge un’intensa azione di stimolo e di coinvolgimento degli studenti e di aggiornamento dei docenti, nell’ottica di una funzione del museo non più solo conservativa ma anche e soprattutto produttiva di cultura e formazione.Così ci sembra doveroso chiudere questa recensione con le parole di Enrico Miotto, operastore di quei Servizi Educativi, che nella sua presentazione al testo afferma: “Lavorare con i robot mette in una condizione di esplorazione e di costruzione… Consiglierei ai lettori di questo libro di provare anche una fase di lavoro in più rispetto a quelle che l’autore espone con grande chiarezza, una fase che viene spontanea a chi lavora in un museo mentre è meno evidente a chi opera all’interno di una scuola. Si tratta della presentazione del proprio lavoro a un pubblico, che siano studenti di altre classsi o di altre scuole, o ad adulti più o meno parenti. Questo trasforma l’attività in un vero exhibit, che per sua natura deve essere utilizzato dal pubblico, direttamente o con la mediazione di un operatore”.

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