Indicazioni Nazionali
per i Piani Personalizzati
delle Attività
Educative nelle Scuole dell'Infanzia
Le
Indicazioni
esplicitano i livelli essenziali di prestazione a cui tutte le Scuole
dell’Infanzia del Sistema Nazionale di Istruzione sono tenute per garantire il
diritto personale, sociale e civile all’istruzione e alla formazione di qualità[1].
La
Scuola dell’Infanzia concorre all’educazione armonica e integrale dei bambini e
delle bambine[2]
che, attraverso la famiglia, scelgono di frequentarla dai due anni e mezzo fino
all’ingresso nella scuola primaria, nel rispetto e nella valorizzazione dei
ritmi evolutivi, delle capacità, delle
differenze e dell’identità di ciascuno, nonché della responsabilità educativa
delle famiglie.
Operando
in questa direzione con sistematica professionalità pedagogica, essa
contribuisce alla realizzazione del principio dell’uguaglianza delle
opportunità e alla rimozione degli “ostacoli di ordine economico e sociale,
che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono
il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i
lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art.3
della Costituzione).
La Scuola dell’Infanzia è un ambiente educativo di
esperienze concrete e di apprendimenti riflessivi che integra, in un processo
di sviluppo unitario, le differenti forme del fare, del sentire, del pensare,
dell’agire relazionale, dell’esprimere, del comunicare, del gustare il bello e del
conferire senso da parte dei bambini.
Richiede attenzione e disponibilità da parte
dell’adulto, stabilità e positività di relazioni umane, flessibilità e
adattabilità alle situazioni, adozione di interazioni sociali cooperative,
clima caratterizzato da simpatia e curiosità, affettività costruttiva,
gioiosità ludica, volontà di partecipazione e di comunicazione significative,
intraprendenza progettuale ed operativa.
Esclude impostazioni scolasticistiche che tendono a
precocizzare gli apprendimenti formali e, attraverso le apposite mediazioni
didattiche, riconosce come connotati essenziali del proprio servizio educativo:
-
la relazione
personale significativa tra pari e con gli adulti, nei più vari contesti di
esperienza, come condizione per pensare, fare ed agire;
-
la valorizzazione
del gioco in tutte le sue forme ed espressioni (e, in particolare, del
gioco di finzione, di immaginazione e di identificazione per lo sviluppo della
capacità di elaborazione e di trasformazione simbolica delle esperienze): la strutturazione
ludiforme dell’attività didattica assicura ai bambini esperienze di
apprendimento in tutte le dimensioni della loro personalità;
-
il rilievo al
fare produttivo ed alle esperienze dirette di contatto con la natura, le cose, i materiali, l’ambiente sociale e
la cultura per orientare e guidare la naturale curiosità in percorsi via
via più ordinati ed organizzati di esplorazione e ricerca.
All’interno dello scenario delineato, la Scuola dell’Infanzia si propone
come luogo di incontro, di partecipazione e di cooperazione delle famiglie,
come spazio di impegno educativo per la comunità e come risorsa professionale
specifica per assicurare a coloro che la frequentano la massima promozione
possibile di tutte le capacità personali, promozione che si configura come
diritto soggettivo di ogni bambino.
La Scuola dell’Infanzia rafforza l’identità personale, l’autonomia e le competenze dei
bambini. Essa raggiunge questi obiettivi generali del processo formativo (art.
8 del 275/99), collocandoli all’interno di un progetto di scuola articolato ed
unitario, che riconosce, sul piano educativo,
la priorità della famiglia e l’importanza del territorio di appartenenza
con le sue risorse sociali, istituzionali e culturali.
In relazione alla maturazione dell’identità personale, e in una
prospettiva che ne integri tutti gli aspetti (biologici, psichici, motori,
intellettuali, sociali, morali e religiosi),
essa si premura che i bambini acquisiscano atteggiamenti di sicurezza,
di stima di sé, di fiducia nelle proprie capacità, di motivazione al passaggio
dalla curiosità alla ricerca; vivano in modo equilibrato e positivo i propri
stati affettivi, esprimendo e controllando emozioni e sentimenti e rendendosi
sensibili a quelle degli altri; riconoscano ed apprezzino l’identità personale
ed altrui nelle connessioni con le differenze di sesso, di cultura e di valori
esistenti nelle rispettive famiglie, comunità e tradizioni di appartenenza.
In relazione alla conquista
dell’autonomia, la Scuola dell’Infanzia fa sì che i bambini, mentre
riconoscono le dipendenze esistenti ed operanti nella concretezza del loro
ambiente naturale e sociale di vita, siano capaci, in tale contesto, di
orientarsi in maniera personale e di compiere scelte anche innovative. Inoltre,
si impegna affinché, come singoli e in gruppo, si rendano disponibili
all’interazione costruttiva con il diverso e l’inedito e si aprano alla
scoperta, all’interiorizzazione e al rispetto pratico dei valori della libertà, della cura di sé, degli altri e
dell’ambiente, della solidarietà, della giustizia, dell’impegno ad agire per il
bene comune.
In relazione allo sviluppo delle
competenze, infine la Scuola dell’Infanzia, consolidando le capacità
sensoriali, percettive, motorie, sociali, linguistiche ed intellettive del
bambino, impegnano quest’ultimo nelle prime forme di lettura delle esperienze
personali, di esplorazione e scoperta intenzionale ed organizzata della realtà
di vita (in senso sociale, geografico e naturalistico, artistico e urbano),
nonché della storia e delle tradizioni locali. In particolare, mette il bambino
nella condizione di produrre messaggi, testi e situazioni attraverso una
molteplicità ordinata ed efficace di strumenti linguistici e di modalità
rappresentative; di comprendere,
interpretare, rielaborare e comunicare conoscenze ed abilità relative a
specifici campi di esperienza; di dimostrare ed apprezzare coerenza cognitiva e
di comportamenti pratici, insieme a intuizione, immaginazione, creatività,
gusto estetico e capacità di conferimento di senso.
Il percorso educativo della Scuola dell’Infanzia,
nella prospettiva della maturazione del Profilo
educativo, culturale e professionale dello studente atteso per la conclusione
del primo ciclo dell’istruzione, utilizza gli obiettivi specifici di apprendimento indicati di seguito per
progettare Unità di Apprendimento
che, a partire da obiettivi formativi,
mediante apposite scelte di metodi e contenuti, trasformino le capacità personali
di ciascun bambino in competenze.
L’ordinamento degli obiettivi specifici di
apprendimento sotto alcuni titoli non obbedisce a nessuna particolare
teoria pedagogica e didattica da
rispettare e da seguire, ma ad una pragmatica e contingente esigenza di
chiarezza espositiva. Né tantomeno costituisce una specie di ‘tabella di
marcia’ per la successione logica o cronologica delle Unità di Apprendimento da svolgere nei gruppi classe. Esso ha
soltanto lo scopo di indicare i livelli
essenziali di prestazione (intesi qui nel senso di standard di prestazione
del servizio) che le scuole pubbliche della Repubblica sono tenute in generale ad assicurare ai cittadini
per mantenere l’unità del sistema educativo nazionale di istruzione e di
formazione, per impedire la frammentazione e la polarizzazione del sistema e,
soprattutto, per consentire ai bambini la possibilità di maturare in termini
adatti alla loro età tutte le dimensioni tracciate nel Profilo educativo, culturale e professionale.
Gli obiettivi specifici di apprendimento non hanno,
perciò, alcuna pretesa validità per i casi singoli, siano essi le singole
istituzioni scolastiche o, a maggior ragione, i singoli allievi. È compito
esclusivo di ogni scuola autonoma e dei docenti, infatti, nel concreto della
propria storia e del proprio territorio, assumersi la libertà di mediarli, interpretarli, ordinarli, distribuirli ed
organizzarli negli obiettivi formativi delle diverse Unità di Apprendimento, considerando, da un lato, le capacità
complessive di ogni bambino e, dall’altro, le teorie pedagogiche e le pratiche
didattiche più adatte a trasformarle in competenze. Allo stesso tempo,
tuttavia, è compito esclusivo di ogni scuola autonoma e dei docenti assumersi
la responsabilità di “rendere conto”
delle scelte fatte e di porre le famiglie e il territorio nella condizione di
conoscerle e di condividerle.
Per quanto presentati in maniera elencatoria,
infine, va ricordato che gli obiettivi specifici di apprendimento obbediscono,
in verità, ciascuno, al principio della sintesi e dell’ologramma: l’uno rimanda
sempre funzionalmente all’altro e non sono mai, per quanto possano essere
minuti e parziali, richiusi su se stessi, bensì aperti ad un complesso,
continuo e unitario rimando reciproco.
1.
Rafforzare l’autonomia, la stima di sé, l’identità
2.
Rispettare e aiutare gli altri, cercando di capire loro pensieri, azioni e
sentimenti; rispettare e valorizzare il mondo animato e inanimato che ci
circonda.
3.
Accorgersi se, e in che senso, pensieri, azioni e sentimenti dei maschi e delle
femmine mostrano differenze, e perché.
4.
Lavorare in gruppo, discutendo per
darsi regole di azione, progettando insieme e imparando sia a valorizzare le
collaborazioni, sia ad affrontare
eventuali defezioni.
5.
Conoscere la propria realtà territoriale (luoghi, storie, tradizioni) e quella
di altri bambini (vicini e lontani) per confrontare le diverse situazioni anche
sul piano del loro ‘dover essere’.
6.
Registrare i momenti e le situazioni che suscitano paura, stupore, sgomento,
diffidenza, ammirazione, disapprovazione, compiacimento estetico, gratitudine,
generosità, simpatia, amore, interrogarsi e discutere insieme sul senso che
hanno per ciascuno questi sentimenti e come sono, di solito, manifestati.
7.
Soffermarsi sul senso della nascita e della morte, delle origini della vita e
del cosmo, della malattia e del dolore, del ruolo dell’uomo nell’universo,
dell’esistenza di Dio, a partire dalle diverse risposte elaborate e
testimoniate in famiglia e nelle comunità di appartenenza.
Corpo,
movimento, salute
1.
Interiorizzare e rappresentare il corpo, fermo e in movimento, in modo completo
e strutturato; maturare competenze di motricità fine e globale.
2. Muoversi con destrezza nell’ambiente e nel gioco,
controllando e coordinando i movimenti degli arti e, quando possibile, la
lateralità.
3. Muoversi
spontaneamente e in modo guidato, da soli e in gruppo, esprimendosi in base a
suoni, rumori, musica, indicazioni ecc.
4. Curare in
autonomia la propria persona, gli oggetti personali, l’ambiente e i materiali
comuni nella prospettiva della salute e dell’ordine.
5. Controllare
l’affettività e le emozioni in maniera adeguata all’età, rielaborandola
attraverso il corpo e il movimento.
1. Parlare, descrivere, raccontare,
dialogare, con i grandi e con i coetanei, lasciando trasparire fiducia nelle
proprie capacità di espressione e comunicazione e scambiandosi domande,
informazioni, impressioni, giudizi e sentimenti.
2. Ascoltare, comprendere e riesprimere
narrazioni lette o improvvisate di fiabe, favole, storie, racconti e resoconti.
3. Riconoscere testi della letteratura per
l’infanzia letti da adulti o visti attraverso mass media (dal computer alla
tv), e motivare gusti e preferenze.
4. Individuare, su di sé e per gli altri, le caratteristiche che differenziano
gli atti dell’ascoltare e del parlare, del leggere e dello scrivere, distinguendo tra segno della parola,
dell’immagine, del disegno e della scrittura, tra significante e significato.
5. Elaborare congetture e codici personali in
ordine alla lingua scritta.
6. Disegnare, dipingere, modellare, dare
forma e colore all’esperienza, individualmente e in gruppo, con una varietà
creativa di strumenti e materiali, “lasciando traccia” di sé.
7. Utilizzare il corpo e la voce per imitare,
riprodurre, inventare suoni, rumori, melodie anche col canto, da soli e in
gruppo; utilizzare e fabbricare strumenti per produrre suoni e rumori, anche in
modo coordinato col gruppo.
8. Incontrare diverse espressioni di arte
visiva e plastica presenti nel territorio per scoprire quali corrispondono ai
propri gusti e consentono una più creativa e soddisfacente espressione del
proprio mondo.
9. Sperimentare diverse forme di espressione
artistica del mondo interno ed esterno attraverso l’uso di un’ampia varietà di
strumenti e materiali, anche multimediali (audiovisivi, tv, cd-rom, computer),
per produzioni singole e collettive.
1. Coltivare,
con continuità e concretezza, propri interessi e proprie inclinazioni.
2. Osservare
chi fa qualcosa con perizia per imparare; aiutare a fare e realizzare lavori e
compiti a più mani e con competenze diverse.
3. Toccare,
guardare, ascoltare, fiutare, assaggiare qualcosa e dire che cosa si è toccato,
visto, udito, odorato, gustato, ricercando la proprietà dei termini.
4. Contare
oggetti, immagini, persone; aggiungere, togliere e valutare la quantità;
ordinare e raggruppare per colore, forma, grandezza ecc.
5. Collocare
persone, fatti ed eventi nel tempo; ricostruire ed elaborare successioni e
contemporaneità; registrare regolarità e cicli temporali.
6. Localizzare
e collocare se stesso, oggetti e persone nello spazio, eseguire percorsi o
organizzare ambienti sulla base di indicazioni verbali e/o non verbali, guidare in maniera verbale e/o non verbale
il percorso di altri, oppure la loro azione organizzativa riguardante la
distribuzione di oggetti e persone in un ambiente.
7. Manipolare, smontare, montare, piantare,
legare ecc., seguendo un progetto proprio o di gruppo, oppure istruzioni d’uso ricevute.
8. Elaborare progetti propri o in
collaborazione, da realizzare con continuità e concretezza.
9. Adoperare lo schema investigativo del “chi, che cosa, quando,
come, perché?” per risolvere problemi, chiarire situazioni, raccontare fatti,
spiegare processi.
10. Commentare, individuare collegamenti, operare semplici inferenze,
proporre ipotesi esplicative di problemi.
11. Negoziare con gli altri spiegazioni di problemi e individuare i
modi per verificare quali risultino, alla fine, le più persuasive e pertinenti.
12. Ricordare e ricostruire attraverso diverse
forme di documentazione quello che si è
visto, fatto, sentito, e scoprire che il ricordo e la ricostruzione
possono anche differenziarsi.
Obiettivi
formativi e Piani Personalizzati delle Attività Educative
La scelta degli obiettivi formativi.
L’identificazione degli obiettivi
formativi può scaturire dalla armonica combinazione di due diversi
percorsi. Il primo è quello che si fonda sull’esperienza degli allievi e individua a partire da essa
le dissonanze cognitive e non cognitive che possono giustificare la
formulazione di obiettivi formativi
da raggiungere, alla portata delle loro capacità e, in prospettiva, coerenti
sia con il Profilo educativo, culturale e
professionale, sia con il maggior numero possibile di obiettivi specifici
di apprendimento. Il secondo è quello che può ispirarsi direttamente al Profilo e agli obiettivi specifici di
apprendimento e che considera se e quando,
attraverso quali apposite mediazioni professionali di tempo, di luogo,
di qualità e quantità, di relazione, di azione e di circostanza, aspetti
dell’uno e degli altri possono inserirsi nella storia narrativa personale o di
gruppo degli allievi, e possono essere percepiti da ciascun bambino, e dalla
sua famiglia, nel contesto della classe, della scuola e dell’ambiente, come
traguardi importanti e significativi per la propria crescita individuale.
Nell’uno
e nell’altro caso, comunque, gli obiettivi
formativi sono dotati di una intrinseca e sempre aperta carica problematica
e presuppongono una dinamicità che li rende, allo stesso tempo, sempre, per
ogni bambino e famiglia, punto di partenza e di arrivo, condizione e risultato
di ulteriori maturazioni. Inoltre, non possono essere mai formulati in maniera
atomizzata e previsti in corrispondenza di
performance tanto analitiche
quanto, nella complessità del vissuto del bambino, inesistenti. A maggior
ragione, infatti, si ripete, anzi, di più: si moltiplica, a livello di obiettivi formativi l’esigenza di
riferirsi al principio della sintesi e dell’ologramma, già menzionato a
proposito degli obiettivi specifici di apprendimento. Se non testimoniassero la
traduzione di questo principio nel concreto delle relazioni educative e delle
esperienze personali di apprendimento che si svolgono nei gruppi di lavoro
scolastici difficilmente, del resto, potrebbero essere ancora definiti “formativi”.
Unità di Apprendimento e Piani
Personalizzati delle Attività Educative. L’insieme di uno o
più obiettivi formativi, della
progettazione delle attività, dei metodi e delle soluzioni organizzative
necessarie per trasformarli in
competenze dei bambini, nonché delle modalità di verifica delle conoscenze,
abilità e competenze acquisite, va a costituire le Unità di Apprendimento, individuali o di gruppo.
L’insieme
delle Unità di Apprendimento
effettivamente realizzate, con le eventuali differenziazioni che si fossero
rese nel tempo necessarie per singoli alunni, costituisce il Piano Personalizzato delle Attività
Educative, che resta a disposizione delle famiglie e da cui si ricava anche
documentazione utile per la compilazione del Portfolio delle competenze individuali.
Il Pof. L’ispirazione
culturale-pedagogica, i collegamenti con gli enti territoriali e l’unità anche
didattico-organizzativa dei Piani Personalizzati delle Attività Educative elaborati dai gruppi docenti si evincono dal Piano dell’Offerta Formativa di istituto
Nella Scuola dell’Infanzia, l’osservazione
occasionale e sistematica dei bambini e la documentazione della loro attività
consentono di cogliere e valutare le loro esigenze, di riequilibrare via via le
proposte educative in base alla qualità e alla quantità delle loro risposte e
di condividerle con le loro famiglie.
L’osservazione è finalizzata alla comprensione e all'interpretazione dei
comportamenti, li contestualizza e li analizza nei loro significati. I livelli
raggiunti da ciascuno, al di là di ogni notazione classificatoria, sono descritti
più che misurati e compresi più che giudicati. Compito della Scuola
dell’Infanzia è, infatti, identificare processi aperti da promuovere, sostenere
e rafforzare, per consentire ad ogni allievo di dare il meglio delle proprie
capacità, nelle diverse situazioni.
In tale ottica, la Scuola dell’Infanzia accompagna ciascun bambino con
un apposito Portfolio (o cartella) delle competenze a mano a mano
sviluppate, che comprende:
1. una
descrizione essenziale dei percorsi seguiti e dei progressi educativi
raggiunti;
2. una
documentazione regolare, ancorché significativa, di elaborati che offra
indicazioni di orientamento fondate sulle risorse, i modi e i tempi
dell’apprendimento, gli interessi, le attitudini e le aspirazioni personali dei
bambini.
Il Portfolio delle competenze
individuali è compilato ed aggiornato dai docenti di sezione; questi
svolgono anche la funzione di tutor
e, in questa veste, seguono ed indirizzano la maturazione personale degli
allievi per l’intera durata della Scuola dell’Infanzia.
Poiché il Portfolio non è un
contenitore di materiali disordinati e non organizzati, è dovere di ogni
istituzione scolastica individuare i criteri di scelta e di ordinamento
all’interno di un percorso professionale che valorizzi le pratiche
dell’autonomia di ricerca e di sviluppo e il principio della cooperazione
educativa della famiglia. La riflessione critica sul Portfolio e sulla sua compilazione, infatti, costituisce
un’occasione per migliorare e comparare le pratiche di insegnamento, per
stimolare i bambini all’autovalutazione e alla conoscenza di sé e, infine, per
corresponsabilizzare in maniera sempre più rilevante i genitori nei processi educativi.
Una particolare attenzione dovrà essere riservata dai docenti al passaggio dei bambini che sono stati
loro affidati, sia dal nido o dall’ambiente familiare alla Scuola
dell’Infanzia, sia dalla Scuola dell’Infanzia alla Scuola Primaria. Il
principio della continuità educativa esige che questo passaggio sia ben
monitorato e che i docenti, nell'anno precedente e in quello successivo,
collaborino, in termini di scambio di
informazioni, di progettazione e verifica di attività educative e didattiche,
con la famiglia, con il personale che ha seguito i bambini negli asili nido e
con i colleghi della scuola primaria, a partire dal coordinatore-tutor della classe prima.
Il Portfolio
assume un particolare valore nell’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia. I
genitori, infatti, possono
decidere se iscrivere i figli
alla Scuola Primaria prima dei sei anni d’età. È opportuno che tale scelta sia
compiuta dopo una approfondita discussione con il tutor che ha seguito l’evoluzione del bambino nel contesto
scolastico e che può confrontare la sua
maturità con quella di molti coetanei. Il Portfolio
diventa così l’occasione documentaria perché il tutor offra ai genitori
tutti gli elementi per una migliore conoscenza dei ritmi e dei risultati di
maturazione del bambino.
È utile, comunque, che la Scuola dell’Infanzia segua, negli anni successivi, in collaborazione con la Scuola Primaria, l’evoluzione del percorso scolastico degli allievi perché possa migliorare il proprio complessivo know how formativo e orientativo, ed affinare, in base alla riflessione critica sull’esperienza compiuta, le proprie competenze professionali di intuizione e giudizio e le proprie pratiche professionali autovalutative.
Le istituzioni scolastiche predispongono i Piani dell’Offerta Formativa di
istituto e i Piani Personalizzati delle Attività Educative degli allievi, impiegando:
- l’organico
dell’istituzione scolastica assegnato secondo le norme vigenti (anche per
quanto riguarda i bambini in situazione di handicap e l’insegnamento della
Religione cattolica) e tenendo inoltre conto della necessità di prevedere, a
livello nazionale e regionale, un rapporto aggiuntivo docente-bambini di uno a
otto/dieci in presenza di bambini d’età inferiore ai 3 anni;
- le opportunità dell’autonomia
didattica ed organizzativa garantita dalle norme; in particolare, le
opportunità relative alla costituzione di Laboratori per lavorare, a seconda
delle esigenze di apprendimento individuali dei bambini, in gruppi di sezione
e/o di intersezione, di livello, di compito o elettivi;
- un docente
coordinatore dell’équipe pedagogica che lavora nel plesso (o in più plessi
a livello territoriale se nel proprio vi sono meno di tre sezioni) allo scopo
di promuovere l’armonia e l’unità della progettazione didattica e organizzativa
delle diverse attività educative, in costante rapporto con le famiglie, con il
territorio e con il dirigente (la scelta di tale docente si esercita secondo le
norme regolamentari e contrattuali);
- un orario annuale che, sebbene sempre
strutturato in maniera organica e in sé compiuta sul piano educativo, oscilla,
a seconda dell’età dei bambini, delle esigenze delle famiglie, delle condizioni
socio-ambientali e delle convenzioni con enti ed istituzioni del territorio per
lo svolgimento di determinate attività o servizi, tra moduli di 875 e di 1700
ore annuali, moduli che sono comunque scelti all’atto dell’iscrizione, secondo
le modalità stabilite nei Piani
dell’Offerta Formativa;
-
eventuali convenzioni con gli enti locali per la costituzione, quando è
possibile, di sezioni con bambini d’età inferiore a tre anni, di raccordo con
gli asili nido, per l’intero anno o per parti di esso, a seconda dei progetti
educativi e didattici formulati dalle istituzioni scolastiche.
[1] Il Ministero mette a disposizione dei docenti e delle istituzioni scolastiche che lo desiderano anche le Raccomandazioni per l’attuazione dei Piani Personalizzati delle Attività Educative nelle Scuole dell’Infanzia, che hanno un valore soltanto orientativo.
[2]
Successivamente si
useranno soltanto i sostantivi ‘bambino’, ‘bambini’. Essi si riferiscono al
"tipo" persona, al di là delle differenze tra maschi e femmine che
ogni docente è tenuto, invece, a considerare con la dovuta attenzione nella
concreta azione educativa e didattica.