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Presentazione dei risultati del P.P.3
Conferenza stampa
Intervento del Ministro Letizia Moratti

Roma, 12 ottobre 2004

Abbiamo concluso il terzo anno di sperimentazione di progetti di valutazione degli apprendimenti e della qualità complessiva delle istituzioni scolastiche e ci apprestiamo a varare al riguardo rilevanti novità legislative e amministrative. Prima di parlarne, vorrei ringraziare il prof. Elias, il Gruppo di lavoro della valutazione, l'Invalsi e la Direzione generale degli ordinamenti scolastici e, soprattutto, le migliaia di scuole statali e paritarie che con la loro partecipazione generosa ci hanno permesso di avviare concretamente la costruzione del Servizio nazionale di valutazione.

Si tratta, infatti, di istituire un Servizio che mancava alla scuola italiana, operando contemporaneamente per diffondere la cultura della valutazione nelle scuole, tra gli studenti, e nelle famiglie. Lo abbiamo fatto, non soltanto introducendo delle norme che prevedessero un quadro giuridico finalizzato a tale scopo, ma soprattutto agendo sulle migliori pratiche già diffuse nella scuola italiana, rispetto ai processi di auto-valutazione di istituto. Così pure, abbiamo valorizzato, molto più di quanto non fosse avvenuto prima, le competenze dei ricercatori dell'Invalsi e sensibilizzato agli aspetti della valutazione di sistema la comunità scientifica, gli istituti di ricerca educativa regionale (gli Irre), le direzioni regionali e - per aspetti legati alle loro competenze - le stesse Regioni.

Questo processo ha consentito di giungere nello stesso momento a due risultati che io ritengo particolarmente significativi: la conclusione della fase sperimentale in concomitanza con l'avvio della riforma degli ordinamenti nelle classi del primo ciclo, e l'approvazione ormai imminente del Decreto legislativo di istituzione del Servizio nazionale di valutazione e del conseguente riordino dell'Invalsi. L'anno scolastico che è appena iniziato aggiunge, dunque, alle novità istituzionali contenute nel decreto 59 del primo ciclo, la valutazione obbligatoria e universale di alcuni degli apprendimenti fondamentali che sono oggetto delle Indicazioni Nazionali nelle classi iniziali dei periodi didattici biennali (II e IV delle scuola primaria, I e III della scuola secondaria di primo grado).

Tutto ciò garantirà una maggiore trasparenza e conoscenza del sistema e una comparabilità europea, portandoci progressivamente all'allineamento con migliori sistemi educativi europei.

Cosa ci hanno insegnato i progetti pilota?

Innanzitutto che la scuola è interessata ai processi di cambiamento (ce lo hanno dimostrato le alte percentuali di adesioni volontarie ai progetti pilota di cui abbiamo sentito stamattina ricordare i numeri), ma che allo stesso tempo essa richiede assistenza, guida e formazione alle nuove pratiche. Così pure, l'esperienza dei Progetti pilota ci ha messo in guardia sul ruolo centrale e allo stesso tempo delicato del momento della somministrazione delle prove. L'aver sperimentato per tre anni di seguito le possibili modalità di somministrazione delle prove consentirà all'Invalsi di mettere in atto quelle forme di intervento che siano particolarmente idonee a garantire la trasparenza e l'affidabilità dei dati rilevati e a preparare con attività di formazione il personale docente e dirigente coinvolto.

Si deve osservare, come ha bene evidenziato il prof. Elias nella relazione sui risultati del PP3 con riferimento agli apprendimenti, che non è possibile attualmente comparare i risultati del PP3 con quelli del PP2 e del PP1, in quanto le prove non sono costituite da item equivalenti. Il nostro Paese, a differenza di altri che hanno alle spalle una lunga tradizione nel campo della valutazione, non possiede banche di item comparabili nel tempo e quindi "equivalenti". I Progetti pilota hanno iniziato ad accumulare dati in questa direzione. Il gruppo di esperti disciplinari che ha lavorato in questi anni presso l'Invalsi ha prodotto un considerevole numero di item. Questo ci consentirà nei prossimi anni di selezionare item equivalenti e quindi di effettuare confronti nel campo degli apprendimenti.

In questo quadro, i dati presentati dal prof. Elias, per quanto ancora parziali, confermano anche quest'anno un andamento sicuramente più regolare degli studi nella scuola primaria e aspetti più problematici nella scuola secondaria di primo grado, che poi si evidenziano ulteriormente in alcuni percorsi delle scuole superiori.

Tra i dati menzionati dal prof. Elias, pur consapevoli della non comparabilità statistica dei dati dovuta alla fase ancora sperimentale delle rilevazioni, meritano di essere richiamati anzitutto i risultati nella II e nella IV classe della scuola primaria sempre superiori al punteggio di 70 su 100, in tutti e tre i campi disciplinari oggetto di rilevazione (italiano, matematica e scienze). Per quanto riguarda i risultati ottenuti nella I classe della scuola secondaria di primo grado, invece, in Italiano si registra 53 su 100, in matematica 56 su 100, in scienze 64 su 100.

La scuola primaria e la scuola secondaria di 1° grado sono interessate già quest'anno da elementi significativi di attuazione della riforma che mirano ad incrementare la continuità interna a tutti gli otto anni del primo ciclo, quali la personalizzazione dei piani di studio, l'introduzione della funzione tutoriale e del Portfolio della competenze personali, le Indicazioni nazionali organizzate per obiettivi specifici di apprendimento, il Profilo educativo, culturale e professionale previsto al termine degli otto anni del primo ciclo. Sono convinta che queste innovazioni possano rispondere alle criticità emerse e consentire già a partire dalla rilevazione di quest'anno scolastico apprezzabili miglioramenti nei risultati di apprendimento della scuola secondaria di primo grado.

Per quanto riguarda, infine, i risultati di apprendimento registrati nella I e III classe dell'istruzione secondaria superiore, mi pare opportuno evidenziare due elementi: il primo riguarda le differenti evoluzioni negli apprendimenti delle discipline tra le due classi prese in esame: mentre i risultati in Italiano e Scienze migliorano (passando - rispettivamente - da 49 a 56 su 100 e da 52 a 57), quelli in Matematica seguono la dinamica inversa, passando da 55 a 49 su 100.

Il secondo dato che emerge con chiarezza riguarda l'elevata disomogeneità nei risultati conseguiti dagli studenti dell'istruzione liceale rispetto a quelli dell'istruzione professionale, inferiori anche di oltre 20 punti, già nella rilevazione effettuata al primo anno di frequenza. Tale disomogeneità si registra non soltanto in Italiano (37 rispetto a 59 dell'istruzione classica nella I classe, 45 rispetto a 67 nella III), ma anche in Matematica e Scienze il divario registrato è significativo (rispettivamente 26 e 21 punti in meno in I, 23 e 22 punti in meno in III). Ovviamente, tali dati vanno letti insieme a quelli - già noti - relativi alla disomogenea distribuzione tra i vari tipi di istruzione secondaria dei tassi di ritardo nella scolarità e quelli di abbandono e dispersione scolastica. Pur tuttavia, essi ci confermano l'urgenza e insieme la delicatezza dell'intervento riformatore previsto dalla legge 53, che mira ad elevare la qualità dell'istruzione secondaria, anche attraverso una riorganizzazione del secondo ciclo di istruzione e di istruzione e formazione professionale, sia in termini di articolazione dei diversi percorsi formativi, che di contenuti. Stiamo lavorando in questi mesi ai decreti attuativi di questa parte della Riforma.

Con la Direttiva n. 56 del 12 luglio 2004, l'Invalsi è stato incaricato di provvedere alla valutazione degli apprendimenti per l'anno scolastico 2004-05 nelle scuole statali e paritarie dell'italiano, della matematica e delle scienze, con riferimento alle classi che ho prima richiamato del primo ciclo ed alle classi I e III delle scuole secondarie di secondo grado. Secondo quanto specificato dalla Direttiva, l'attività di valutazione per il primo ciclo è obbligatoria in quanto connessa all'avvio della riforma, mentre nel secondo ciclo resta facoltativa ed è quindi ancora una volta necessaria l'adesione volontaria delle scuole. Anche quest'anno si provvederà a valutare complessivamente la qualità del nostro sistema, con particolare riferimento al funzionamento delle istituzioni scolastiche, al piano dell'offerta formativa, e - relativamente alle scuole del primo ciclo - all'articolazione delle attività didattiche nella quota nazionale del curricolo ed in quella facoltativa opzionale. Sarà interessante avere già alla fine di questo anno scolastico una mappa delle scelte che autonomamente avranno fatto le scuole sulla base degli orientamenti espressi dalle famiglie.

Sono a conoscenza del fatto che il Presidente dell'Invalsi, dr. Trainito, ha già avviato la realizzazione dei numerosi compiti che la Direttiva affida all'Istituto per questo anno scolastico. Nell'augurare a lui e ai ricercatori e al personale tutto dell'Invalsi un proficuo lavoro, intendo rivolgermi ancora una volta alle classi del primo ciclo e a tutte le scuole che aderiscono al processo di valutazione in questo anno scolastico per manifestare la mia personale soddisfazione per questa pratica che si aggiunge al "fare scuola" quotidiano, con tutto quello che ciò comporta. Essa consentirà di far crescere ulteriormente il nostro sistema educativo e di rendere un servizio migliore agli studenti, alle famiglie, al Paese.

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